Il libro Psicoterapia e cambiamento sociale nasce dall’esperienza di Sportello TiAscolto e propone una riflessione sui dispositivi di ascolto e cura psicologica, il loro rapporto con il contesto sociale e i limiti della cura individuale, individualistica e individualizzante.
Un percorso tra teoria e pratica che mette al centro giustizia sociale, accessibilità, territorio e dimensione politica della salute mentale e della cura, in un’ottica trasformativa.

Cosa significa per noi fare cura psicologica oggi?
Cosa significa fare cura psicologica quando la sofferenza non nasce solo dentro le persone, ma anche fuori, nelle condizioni di vita, lavoro, sociali, nell’isolamento, nell’assenza di servizi e nella presenza di determinate forme relazionali e culturali ?
È questa la domanda che attraversa il nostro libro. Si tratta di un libro che non nasce da un progetto teorico astratto, ma da anni di incontri, riunioni, tentativi, errori e soluzioni imperfette costruite passo dopo passo, insieme alle persone che hanno attraversato, accompagnato, incontrato e dato forma a Sportello TiAscolto.
Perché questo libro
Dopo anni di lavoro su diversi territori abbiamo sentito la necessità di fermarci. Di rendere visibile ciò che, nel tempo, aveva preso una forma: le pratiche, i principi, le contraddizioni, i successi.
Abbiamo scelto di non scrivere un protocollo né una guida replicabile, o di cristallizzare una realtà in movimento e ricca di contraddizioni. Volevamo nominare quello che stavamo e stiamo costruendo, condividerlo, per aprirlo al confronto.
Il risultato è questo libro: una cornice di riferimento, uno strumento per orientarsi, per interrogare le pratiche, il ruolo e la funzione sociale del tecnico, psicologo e psicoterapeuta, e per continuare e continuare ancora questo processo storico di trasformazione.
Cosa troverai in questo libro
Il libro accompagna il lettore attraverso diversi piani di lettura ed è stato scritto a partire dalle pratiche di Sportello: dalle pratiche organizzative si risale ad analisi e componenti teoriche, più generali.
La prima parte offre una cornice concettuale che attinge all’epidemiologia, all’antropologia e alla sociologia, con uno sguardo sempre attento alla giustizia sociale. Si apre poi a una prospettiva storica e politica sul dibattito intorno alla psicoterapia sociale, proponendo una definizione di psicoterapia critica. L’ultima parte entra nel merito delle pratiche e dei principi che strutturano il lavoro dello Sportello, come pratica collettiva, collaborativa e autogestita.
Al centro, e trasversalmente, si sviluppa una riflessione sul difficile equilibrio tra trasformazione sociale e cambiamento individuale, a partire da un presupposto chiaro: nessuna pratica clinica può sostituirsi alla lotta politica, né sottrarsi al riconoscimento del proprio ruolo politico, che può essere di conservazione o di trasformazione dell’esistente.
Inoltre, prima di presentare le pratiche, ripercorriamo brevemente la storia della nascita dello Sportello: un passaggio che permette di mettere a fuoco, meglio di qualsiasi formulazione teorica, il rapporto tra personale e politico, individuale e collettivo, professionale e militante.


I nostri capisaldi
Nel tempo, alcune idee sono diventate centrali nella pratica nostro lavoro. Nel testo, abbiamo chiamato tali principi, che illustriamo brevemente, “capisaldi”:
- Il personale è politico
- Partecipazione e responsabilità
- Accessibilità e mutualismo
- Demedicalizzazione e depsicologizzazione
- TrasformAzione
Uno sguardo critico sui dispositivi di cura
Una parte importante del libro, che non vuole essere un libro di clinica psicologica, interroga i limiti della psicoterapia quando viene pensata come unica risposta possibile al disagio, separata dal contesto sociale, economico e politico in cui quel disagio prende forma.
Non si tratta di negare il valore della clinica. Al contrario, si tratta di interrogare il ruolo dei dispositivi di cura, il loro sapere/sapere e le loro teorie e pratiche, nel contribuire a mantenere o a trasformare gli assetti sociali in cui si situano, da cui sono determinate e che determinano.
Non esistono pratiche cliniche neutre. La pretesa di neutralità del “dispositivo psicoterapia” rischia spesso di tradursi in una forma implicita di riproduzione sociale.
Il libro prova a raccontare come, in Sportello, ci confrontiamo con questa tensione: cosa significa essere allo stesso tempo clinici e cittadini, cosa accade quando la pratica clinica non basta, e quali possibilità si aprono nel costruire qualcosa intorno e insieme ad essa.
Un lavoro di cui siamo orgogliosi
Questo libro è sicuramente anche un momento di restituzione pubblica di e su ciò che stiamo facendo e imparando. È il risultato di anni di confronti interni, di errori condivisi, di apprendimenti collettivi. .
Mettere per iscritto questa esperienza significa riconoscere il valore di ciò che stiamo costruendo insieme: un modo diverso di intendere e pratica la nostra professione, oltre che di coniugare lavoro e militanza, salute individuale e salute pubblica, in una prospettiva di giustiza sociale. Si tratta di un’opera che stiamo costruendo insieme molte realtà, persone e colleghe, più o meno militanti, con cui stiamo, nel tempo, attraversando e dando forma a questo esperimento vivente che ci dà forma.
Questo libro nasce anche grazie all’incontro con Sensibili alle foglie, una casa editrice impegnata nella costruzione di spazi di costruzione e diffusione di conoscenze e saperi critici e accessibili, in sintonia con il nostro modo di intendere l’intersezione tra lavoro e lotta per la trasformazione sociale.
Come sostenerci
Acquistare il libro significa sostenere direttamente il lavoro di Sportello TiAscolto. Le risorse raccolte contribuiscono a finanziare le attività, cliniche ed extracliniche, di Sportello TiAscolto.
Non è solo un libro su ciò che abbiamo fatto. È uno strumento per continuare a farlo.

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