Dalla nascita del festival alla IV edizione: un percorso collettivo sulla salute mentale delle giovani generazioni

“Tu mi hai capito?” nasce a Torino come festival diffuso dedicato alla salute mentale delle giovani generazioni, in un tempo storico segnato da fratture profonde. La pandemia ha lasciato segni evidenti nei percorsi di crescita di ragazze e ragazzi, acuendo fragilità già presenti: precarietà lavorativa, crisi climatica, impoverimento delle prospettive di autonomia, narrazioni sociali performative e tossiche che impongono di essere sempre “al top”, sorridenti e vincenti.

Dentro questo scenario, diverse realtà culturali, educative e sociali torinesi hanno scelto di mettersi in rete per aprire uno spazio pubblico di confronto. L’intuizione originaria è stata semplice e radicale insieme: la salute mentale non può essere relegata alla sfera privata né ridotta a questione clinica individuale, ma va riconosciuta come tema sociale, politico e comunitario.

La prima edizione: rompere il silenzio

La prima edizione del festival nasce con l’obiettivo di portare il tema della salute mentale al centro del dibattito cittadino, mescolando linguaggi e contesti. Non un convegno per addetti ai lavori, ma un evento diffuso capace di attraversare la città e contaminare spazi diversi: scuole, teatri, cinema, associazioni, luoghi informali.

Formazioni specifiche, arte, teatro, assemblee scolastiche, cinema, educativa di strada, letteratura e attivismo: tanti sentieri paralleli per convergere verso un unico obiettivo — parlare, confrontarsi e decidere insieme come prendersi cura di un fenomeno complesso che riguarda tuttɜ.

L’entusiasmo e la partecipazione della cittadinanza hanno confermato la necessità di questo spazio condiviso.

La seconda edizione: ampliare il dialogo

Con la seconda edizione, promossa ancora con determinazione da ACMOS e dalla rete territoriale, il festival ha consolidato la propria vocazione pubblica. I dati sulla salute mentale giovanile continuavano a destare preoccupazione crescente, rendendo evidente che non si trattava di un’emergenza passeggera, ma di un cambiamento strutturale.

L’obiettivo è diventato allora duplice: da un lato ampliare la rete, coinvolgendo nuove realtà e nuovi interlocutori; dall’altro costruire un dialogo sempre più accessibile e partecipato. La società deve prendersi cura delle sue fragilità — specialmente quando sono i giovani a esprimerle — e garantire un futuro sano.

Il sostegno della cittadinanza, la partecipazione attiva, la possibilità di contribuire anche economicamente al festival hanno rafforzato l’idea che la salute mentale sia un bene comune, da sostenere collettivamente.

La terza edizione: “Andare oltre”

Con la terza edizione il festival compie un passaggio ulteriore. Il discorso pubblico sulla salute mentale si fa più ampio: parlare del proprio malessere non è più un tabù come un tempo, il processo di normalizzazione è avviato.

La domanda diventa allora più esigente: se abbiamo affermato il diritto di stare male, come facciamo a stare meglio?

“Andare oltre” significa andare oltre la stigmatizzazione, oltre la patologizzazione del disagio, ma anche oltre il semplice contrasto a queste derive. Significa riscoprire il potere che ciascunɜ ha nel costruire relazioni e contesti di benessere, investendo sulla dimensione comunitaria come spazio di resistenza, re-azione e gioia.

La salute mentale viene così riconosciuta come dimensione profondamente politica: perché riguarda la qualità delle nostre vite e dei legami che le attraversano.

La quarta edizione: “Guerra dentro”

Giunto alla sua IV edizione, “Tu mi hai capito?” è diventato un appuntamento stabile nel panorama torinese, ma non ha perso la sua natura originaria: essere un festival diffuso, capace di attraversare la città e di mettere in relazione linguaggi, soggetti e generazioni diverse.

Coordinato da ACMOS — associazione che da oltre vent’anni lavora sui temi dell’educazione alla cittadinanza, della partecipazione giovanile e della giustizia sociale — il festival continua a trasformare la salute mentale da questione privata e individuale a responsabilità collettiva. La sua forza sta nella rete: una collaborazione corale che ogni anno si rinnova e si arricchisce, coinvolgendo realtà differenti per storia, competenze e sguardo.

Nel 2026 partecipano alla costruzione del festival TiAscolto APS, Il Bandolo, Telefono Amico Torino, La Tazza Blu, Aria – Spazi Reali, DEB – Dialogue Explore Bond, Tuttoannodato, Cooperativa sociale L’Arcobaleno, Sbalzi – cultura in rilievo, Parole in Movimento ETS, Invərso APS, Associazione “Il Tiglio”, la Consulta Provinciale degli Studenti. Una pluralità di voci che rende il festival uno spazio realmente condiviso, in cui la salute mentale viene affrontata come intreccio di dimensioni educative, culturali, sociali e politiche.

Il titolo scelto per questa edizione — “Guerra dentro / Guerra fuori” — prova a tenere insieme ciò che troppo spesso viene separato: i vissuti personali e le crisi globali. In un tempo attraversato da conflitti armati, emergenza climatica, precarietà economica e disuguaglianze crescenti, il malessere individuale non può essere letto come un fatto isolato. Le guerre che attraversano il mondo entrano nelle case, nelle scuole, nei corpi; generano paure, rabbia, senso di impotenza.

Per questo l’obiettivo non è adattare l’individuo a un contesto difficile, ma interrogare il contesto stesso e costruire comunità capaci di produrre benessere attraverso relazioni più giuste. Parlare di salute mentale significa allora decostruire lo stigma e rendere il tema accessibile e condiviso; significa trasformare il senso di solitudine in partecipazione attiva; significa sostenere la comunità educante — studentɜ, docenti, genitori, personale scolastico — offrendo strumenti per stare dentro la complessità del presente.

Non a caso, la scuola diventa il luogo d’elezione di questa edizione: uno spazio quotidiano in cui il malessere delle nuove generazioni si manifesta con chiarezza, ma anche un laboratorio possibile di trasformazione. È qui che il festival sceglie di abitare con più intensità, aprendo momenti di confronto, formazione e partecipazione.

In questo percorso si inserisce il contributo di TiAscolto APS, presente fin dalla prima edizione con la propria metodologia di psicologia di comunità. Per il 2026 l’associazione concentra il proprio impegno nel cuore del sistema educativo, partecipando al lavoro di rete e promuovendo azioni dirette nelle scuole.

Il 25 febbraio 2026, presso l’Istituto Birago di Torino, TiAscolto APS coordinerà il workshop partecipativo “Salute mentale a scuola: stare nelle crisi, tra strumenti e confini”. L’incontro nasce dall’ascolto dei bisogni emersi negli sportelli scolastici — ansia, rabbia, fobia scolastica — e si propone come spazio di riflessione condivisa per docenti, genitori e personale ATA.

“Stare nelle crisi” significa imparare ad abitare le difficoltà emotive senza cedere all’urgenza della soluzione immediata; significa dotarsi di strumenti concreti, come il Panikit e il relativo Vademecum, per affrontare le situazioni di emergenza; significa, soprattutto, interrogarsi sui confini della cura, rafforzando l’alleanza educativa tra scuola e famiglia e riconoscendo che la salute mentale non è compito esclusivo degli specialisti, ma responsabilità condivisa.

La quarta edizione di “Tu mi hai capito?” continua così il cammino intrapreso negli anni precedenti: fare della salute mentale un terreno di parola pubblica, di impegno collettivo e di costruzione di cittadinanza.

Il programma completo è disponibile al link:
https://acmos.net/tu-mi-hai-capito-guerra-dentro-quarta-edizione-del-festival-sul-benessere-mentale-dell%c9%9c-adolescenti

Dal 23 al 27 febbraio, la città torna ad abitare questa domanda comune: Tu mi hai capito?