Nei giorni di mercoledì 26 Febbraio, sabato 1 Marzo e domenica 2 marzo si è svolto a Milano il primo social forum dal titolo “Le città invivibili?! Forum di idee, pratiche e spazi di resistenza psicosociale per la cura dal basso”. L’idea di costruire questo percorso nasce dal constatare l’enorme difficoltà dello Sportello Ti Ascolto Milano nel dare vita a una sede sociale per le proprie attività, nello scenario selvaggio di privatizzazione di e speculazione sul patrimonio immobiliare della città, l’attacco agli spazi solidali e alternativi, la mancanza di una seria politica pubblica sulla gestione condivisa di spazi di cura e di prossimità – con tutte le conseguenze sulle opportunità di salute che questo comporta. A partire da questa difficoltà soggettiva, ma che sappiamo essere diffusa e condivisa, abbiamo provato a immaginare una serie di momenti per iniziare a costruire un movimento capace di affrontare efficacemente queste problematiche.

Il tema trasversale del forum, che si è articolato su diversi spazi e quartieri della nostra città, ha riguardato quindi la creazione e fruizione di spazi di cura dal basso. Abbiamo affrontato con i nostri ospiti e i partecipanti numerose questioni, come la privatizzazione dei servizi di salute, la possibilità di reimmaginare degli spazi di comunità e di cura dal basso, la necessità di instaurare un dialogo forte – e se necessario conflittuale – con le istituzioni, le sfide negli spazi di formazione sanitaria, e le esperienze di alcuni spazi artistici e di connessione con il territorio. Obiettivo condiviso era analizzare collettivamente lo scenario della città di Milano, mettere in comune delle pratiche, e immaginare insieme percorsi e risposte efficaci.

Il primo appuntamento si è svolto il 26 febbraio in Università Bicocca con la collaborazione del laboratorio di psicologia clinica, etnopsicologia e diritti umani “Health, Conflicts & Psychology” (He.Co.Psy) dal titolo “Formazione e salute psicosociale: quali spazi e quali pratiche dentro e fuori l’università?”. La discussione, che ha visto gli interventi delle ricercatrici Valentina Capocefalo (UniMi) e Eugenia Campanella (UniMiB) ha fatto emergere come gli spazi di formazione delle professioni psicologiche e di cura in senso lato siano schiacciati tra i ricatti strutturali dei finanziamenti, dei ritmi, delle condizioni, che aprivano interrogativi su come attraversare istituzioni che critichiamo ma che ci spingono a riprodurle in molti aspetti dei lavori di ricerca ma anche clinici ed educativi. E anche gli spazi formativi critici vivono difficoltà specifiche: il tema dell’accessibilità e della partecipazione di incontri alternativi e informati politicamente resta problematica, evidenziando un “buco” tra la teoria e la pratica che si collega ai vissuti di salute mentale. E’ dominante infatti una centratura individuale fondata sul “come sto?” a tanti livelli che fatica a divenire e connettersi con altr* e che si tramuti in “cosa possiamo fare perché si stia meglio nel nostro ambiente?”. In questo senso la domanda su cui ci si è concentrat* di più è come costruire luoghi di relazioni dentro e contro delle istituzioni universitarie costruite sulla performance? Si è inoltre riflettuto sulle dinamiche di conflitto e dibattito anche negli spazi critici della ricerca, in cui spesso emerge un timore ad esprimere pareri ed opinioni nette, per paura da un lato di ferire l’interlocutore, con la perdita negli ultimi anni di una cultura della discussione politica in questi ambiti (come nella società) e dall’altro di un’esposizione individuale, con le sue conseguenze, che in assenza di dimensioni collettive diventano spesso difficili da sostenere.
Infine sono emersi stimoli per alcune possibili piste concrete da perseguire, da una notte della ricerca indipendente per vivere i luoghi universitari al di fuori della sua normalità e provando a produrre incontri imprevisti, “promiscui”, per dire cose indicibili, al costruire corsi di formazione gratuiti che forniscano crediti per i/le professionisti (ECM) centrati su tematiche critiche e che possano essere occasioni di scambio e relazione autentica o l’immaginare momenti di condivisione accessibile (a tutti i livelli) di saperi e strumenti in spazi urbani marginali e periferici.

Sabato 1 Marzo, la mattina, dalle 10.00 alle 12.30, si è svolto l’incontro “Servizi pubblici e privatizzazione delle cure: quali spazi per mutualismo e diritto alla salute mentale?”. Il tema, dunque, era quello della crescente privatizzazione dei servizi per la salute mentale nella città di Milano, del progressivo inaridimento dell’offerta di cure mutualistiche, che provengono dal basso, che non siano intese esclusivamente come una prestazione da erogare. Avendo sempre presente il focus specifico relativo al tema degli spazi (fisici, ma anche mentali) che a questo tipo di cure vengono destinati, si è dibattuto in particolare della realtà che caratterizza la città di Milano ma con una visione che allarga l’orizzonte al sistema nazionale. Che risposte sono state pensate negli anni per rispondere alla crescente attenzione che il tema della salute mentale ha ottenuto? che risorse sono state destinate per rispondere al crescente bisogno di supporto educativo, psicologico, psichiatrico? che servizi sono stati implementati? più in generale, quale idea di “cura” ha guidato la risposta a questi bisogni? 

E più nello specifico: con la crescente “mercantilizzazione” del sistema pubblico, dietro le etichette “privato” e “pubblico” non rischia di nascondersi un’idea della cura molto simile?  E quale può essere il ruolo, e quali le conseguenti sfide, che può avere il privato sociale in tutto questo? 
A partire dagli interventi di Angelo Barbato (Istituto Mario Negri), Vittorio Agnoletto (Medicina Democratica) Anna Barracco (Cooperativa Crea) e Renato Ventura (La Tartavela) si è acceso un interessante e coinvolgente dibattito e, speriamo, si sono poste le basi per la costruzione di una rete di pensiero e di azione critica.

Nel pomeriggio del sabato, ci siamo spostati al C.I.Q. – Centro Internazionale di Quartiere, nella zona più esterna di Corvetto. Centro aggregativo, culturale e di quartiere, gestito principalmente da un’associazione di origine senegalese, il C.I.Q. è uno spazio molto grande che incarna in qualche modo la nostra idea di luogo aperto alla comunità in cui si possano realizzare dei percorsi salutogenici basati sull’aggregazione, lo scambio, e il mutualismo, senza necessariamente prevedere la presenza di una dimensione sanitaria. Si trattava quindi del posto perfetto per ospitare l’assemblea plenaria che ha rappresentato il punto centrale del forum. I partecipanti sono stati soprattutto operatori e operatrici del mondo della salute mentale, dagli operatori di comunità alla psicomotricità, ma anche studentesse, dottorande, e rappresentanti di alcune associazioni di quartiere. Dopo un breve report degli incontri svolti sin qui, ci siamo interrogati sulla difficoltà di costruire alternative non sanitarie per la presa in carico dei bisogni di salute psicologica delle persone: mutuo soccorso, aggregazione spontanea, cultura, ma anche solidarietà concreta, sindacalizzazione, partecipazione attiva e politica alla vita della città. Milano sembra essere ormai vittima dei suoi ritmi di produzione e consumo, in cui gli eventi, i momenti e le tematiche vanno consumati in fretta per poi riprendere il ciclo produttivo. Rivendicare il tempo necessario alla costruzione di percorsi partecipati appare difficile, spesso così inabituale da essere difficilmente immaginabile. Inoltre, l’urgenza di dare risposta alle difficoltà psicosociali delle persone porta più facilmente ad appoggiarsi alle risorse già esistenti, riducendo la possibilità di immaginare delle alternative. Durante questo incontro, ci siamo scambiati contatti con tante realtà nella speranza di poter costruire dei percorsi condivisi. La giornata si è conclusa con un momento di socialità e di musica quanto mai necessario dopo i lavori, e dopo una cena senegalese abbiamo fatto le ore piccole grazie ai trascinanti concerti dei nostri artisti ospiti.

La domenica pomeriggio, il 2 marzo, a conclusione della tre giorni, ci siamo ritrovati presso lo Spazio SopraSotto nel quartiere Isola: SopraSotto è un laboratorio permanente per bimbe/i e per i loro genitori, una “scuola liberatoria” promossa, ospitata e sostenuta dall’Associazione Medionauta, oltre che uno spazio aperto alle idee e alle proposte della comunità.

Insieme agli operatori e alle operatrici, ai volontari e alle volontarie dell’Associazione Cavallo Blu di Vigevano, abbiamo voluto creare un momento meno “parlato” e più mediato dai linguaggi dell’arte. Cavallo Blu è un’associazione che si occupa di arte e inclusione sociale; è nata nel 2023, con base a Vigevano in provincia di Pavia ma attiva costruttrice di connessioni e progettualità anche in territorio milanese.

Partendo dalla condivisione di alcune premesse sulla salute mentale e sui paradigmi attualmente prevalenti, ci siamo interrogati su quali approcci e quali pratiche alternative, specificamente connessi al mondo dell’arte, possano risultare efficaci non soltanto in ottica terapeutico-riabilitativa ma anche in un’ottica di salute mentale collettiva e di rafforzamento di legami comunitari. La presentazione e condivisione delle esperienze maturate da Cavallo Blu non soltanto ci hanno permesso di riflettere su quanto e come l’espressione artistica – comunque venga declinata e in qualsivoglia ambito – possa costituire un ponte per promuovere l’inclusione sociale e per sollecitare processi di reciproco scambio e arricchimento per la collettività tutta, ma hanno altresì consentito di aprire uno spazio di confronto e scambio di saperi e buone pratiche. Particolarmente interessante è stata la presentazione del progetto “Scenius”, una piattaforma online che raccoglie i contributi di “outsider artists” da tutto il mondo, li connette e li mette in dialogo con potenziali interlocutori. Un esempio virtuoso, quindi, di spazio digitale che connette e scavalca barriere e confini, fisici e mentali.

Complessivamente, il forum è stato un’esperienza arricchente, che ci ha permesso di prenderci un ampio spazio di pensiero per affrontare temi importanti, anche su un piano pratico, al di fuori dell’operatività quotidiana che raramente ci consente di soffermarci su tali questioni. Abbiamo ricevuto molti input preziosi, raccolto idee e proposte da cui speriamo possano nascere concrete collaborazioni. Dobbiamo però riconoscere che la partecipazione agli incontri è stata piuttosto limitata in termini di affluenza. Se da un lato questo può dipendere da alcuni nostri limiti nell’attività di promozione e comunicazione rispetto all’evento, dall’altro ci costringe a interrogarci sulla forza delle nostre reti e la nostra capacità di mobilitarle, evidenziando più che mai la necessità di investire sul loro consolidamento. A nostro parere, l’unione è l’unica vera forza che possiamo mettere in gioco di fronte alle mastodontiche sfide per la salute mentale del nostro tempo.

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