di Samah Jabr

Ed Sensibili alle Foglie, 2019

Vivere oppressi e sottomessi all’ingiustizia è incompatibile con la salute psicologica[…] la nostra resistenza rimane l’espressione e l’affermazione della nostra dignità umana”.

“Dietro i fronti. Cronache di una psichiatra palestinese sotto occupazione” è una raccolta di articoli scritti da Samah Jabr, psichiatra, psicoterapeuta, donna palestinese, tra il 2006 e il 2017. Dietro i fronti è una testimonianza diretta di ciò che accade in un territorio dove è presente un’occupazione militare, dove non è possibile separare, decontestualizzare, i sintomi e le sofferenze psichiche che Samah Jabr incontra come professionista della salute mentale dal contesto storico da cui queste originano, che Samah Jabr anche vive in prima persona come cittadina, e che osserva con una sensibilità allo stesso tempo clinica, storica e personale.

Il lettore viene così coinvolto in un percorso che vede ora intrecciarsi, ora alternarsi, il piano individuale dal piano sociale, la dimensione collettiva da quella psichica, dove l’interiorizzazione dell’oppressione e l’erosione dell’idea collettiva che un popolo ha di sé rappresentano due espressioni dello stesso fenomeno.

“Mentre un trauma individuale danneggia i tessuti dello spirito, un trauma collettivo danneggia il tessuto sociale”.

Così, parole entrate nel linguaggio comune, anche politico (ed in parte inflazionati) come resilienza o resistenza, usate per riferirsi alla capacità collettiva, ma anche individuale, di fronteggiare eventi avversi, si declinano qui nel concetto palestinese di Sumud che “non significa solamente essere capace di sopravvivere o essere in grado di riprendere forza per gestire e adattarsi allo stress e alle avversità; esso implica pure mantenere un risoluto atteggiamento di sfida alla sopraffazione e all’occupazione”.

La lettura di questo libro non può certamente lasciare neutrali, anzi, è l’autrice stessa a portare il lettore a prendere posizione, e a rivelare come di fatto, anche il lettore, così come l’autrice e i soggetti /casi da lei descritti, sono collocati nella storia, e dunque sono inevitabilmente parte attiva di essa. Il lettore è infatti chiamato in causa sin dalla dedica introduttiva: “Alle donne e agli uomini oppressi, e a coloro che scelgono di essere solidali con loro”. Le violenze e le ingiustizie, che in questi scritti emergono nella loro declinazione più concreta, incorporata e drammatica, anche in termini di salute mentale, non possono non portate il lettore a rintracciare anche nei contesti sociali di cui ha un’esperienza più diretta le forme di oppressione che condizionano l’esistente, ed influenzano la salute di individui, legami interpersonali e rapporti tra parti sociali. In particolare nel caso di lettori che si occupino di salute mentale, l’invito sembra essere quello di interrogare anche questa dimensione dei contesti e delle persone che incontriamo, per prendercene cura… e scegliere di essere solidali con loro: “le sue parole riecheggiano anche alle nostre latitudini”.

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