Introduzione

Da tempi immemorabili, l’umanità ha affrontato il mistero della mente. In molte culture antiche, quelli che oggi in Occidente chiamiamo e intepretiamo come sintomi di disagio mentale erano considerati doni divini o, talvolta, maledizioni. Gli sciamani, i mistici e i profeti spesso mostravano comportamenti che oggi verrebbero immediatamente etichettati come segni di disagio mentale, ma che allora erano visti e interpretati come manifestazioni di rari poteri soprannaturali. Ad esempio, gli sciamani indigeni erano spesso scelti per il loro comportamento eccentrico, che all’interno di un preciso contesto culturale indicava una connessione speciale con il mondo degli spiriti. Nella Grecia antica, la “follia” di personaggi come Eraclito o Socrate era vista come segno di profonda saggezza, una virtù.

Con l’avvento della psichiatria moderna, questo tipo di letture e interpretazioni sono state decostruite per poi essere ricostruite e sostituite sotto la lente, medicalizzante, della diagnosi clinica, di carattere biomedico. Il processo di medicalizzazione e patologizzazione della sofferenza ha avuto inizio con la nascita della psichiatria nel XIX secolo, quando i comportamenti che differivano dalla norma cominciarono a essere studiati e classificati sistematicamente. La psichiatria moderna, in una società che stava radicalmente mutando anche grazie all’imporsi del metodo scientifico, ha cercato di fornire spiegazioni scientifiche a fenomeni a lungo avvolti nel mistero che venivano letti e inquadrati attraverso lenti di carattere spirituale, animistico, magico, mistico, divino, attribuendo e cercando cause biologiche, genetiche o chimiche, secondo i canoni della razionalità. In questo modo, i fenomeni che una volta erano o altrove sono attribuiti, all’interno di precisi quadri culturali ed epistemologici, ad aspetti soprannaturali, spirituali vengono sempre più spiegati attraverso la neurochimica, la genetica e la psicologia, e attraverso concetti come “malattia mentale” o “disturbi”. Così, letture che attribuivano un valore anche positivo a modi di sentire e stare al mondo differenti da quelli della maggioranza hanno cambiato di segno e sono spesso connnotate negativamente. Molte esperienze individuali sono state socialmente tradotte in termini patologici, patologizzate. E tale patologizzazione è spesso uno dei pochi strumenti che oggi le società occidentali hanno per prendersi cura della sofferenza e della sensibilità (intesa come capacità di sentire, o incapacità di non sentire profondamente) delle persone.

L’invenzione della malattia mentale e la patologizzazione dell’esperienza


E’ importante essere consapevoli del carattere costruito di tali “malattie” o “disturbi” che, non esistono come quadro naturale, bensì costituiscono un preciso prodotto, artefatto, storico e culturalmente determinato. E’ ciò a cui ci si riferisce, in salute mentale critica, con l’espressione “invenzione della malattia mentale”. Questa espressione non significa che non esistano modi di sentire spesso dolorosamente e tragicamente differenti ma che, nei diversi contesti e nei diversi tempi, le categorie sociali utilizzate per nominare tali esperienze sono diverse e mutevoli nel corso del tempo. Basti vedere, ad esempio, quanto siano aumentate, nel corso del tempo, le esperienze che si ritiene possano essere interpretate come “malattia mentale” e, quindi, diagnosticate. Si tratta del processo di medicalizzazione e patologizzazione dell’esperienza, spesso legato a fattori di tipo economico. Più malattie da curare, infatti, significa più cure da vendere.

Tuttavia, come sostiene Allen Frances (2013), che ha guidato la task forces che ha pubblicato il DSM-IV, la bibbia della psichiatria, e coniato l’espressione “inflazione diagnostica” per indicare l’aumento progressivo del numero di malattie nel corso del tempo e l’abbassamento dei criteri, le diagnosi sono come i profili degli animali tra le nuvole: non esistendo in natura, sono negli occhi di chi guardano. Sono gli occhi di chi guardano, dell’osservatore, con le proprie categorie e i propri assunti, sempre culturalmente determinati, a decidere e sancire cosa sia malato, perchè differente dalla norma, e cosa no.
In questo gioco di specchi, sempre più, la nostra società si sta abituando a guardare alle persone con una sensibilità speciale con diffidenza e sospetto, racchiudendone la diversità all’interno dei confini, rassicuranti, delle diagnosi con effetti spesso controproducenti per la loro vita e normalizzando le esperienze di medicalizzazione, anche in psicoterapia.

Tuttavia, nonostante gli indubbi benefici connessi all’avanzamento della ricerca e della conoscenza relativa alla salute mentale, le persone la cui esperienza viene letta in termini di malattia mentale e diagnosticata possono essere esposti a fenomeni di stigmatizzazione e isolamento sociale, poiché le persone etichettate con una diagnosi psichiatrica sono spesso viste come “difettose”, “pericolose” e “inaffidabili” dalla società che attribuisce loro un valore tendenzialmente negativo, legato ad un deficit di salute, una mancanza di qualcosa, un difetto di funzionamento. Inoltre, come sottolinea James Davies in “Sedated: How modern capitalism created our mental health crisis” (2021), sintetizzando i risultati di molti studi ed evidenze, essere etichettati ed etichettarsi diminuisce notevolmente la probabilità di vivere una vita superando il proprio disagio attraverso processi di recovery, ossia di guarigione. Inoltre, la medicalizzazione può portare ad un uso eccessivo di farmaci e a trattamenti inappropriati che, nel lungo periodo possono essere dannosi, spesso senza un adeguati supporti alternativi. Un rischio ulteriore è la perdita di autonomia. Le persone il cui disagio è stato etichettato possono sentirsi ed essere private del loro potere personale e della loro capacità di scelta e autodeterminazione, poiché le decisioni sulla loro salute mentale vengono spesso prese da professionisti, dai familiari e non da loro stessi. Infine, la patologizzazione e la medicalizzazione delle esperienze può portare a una visione limitata e rigida della salute mentale, incapace di tenere conto delle diversità culturali e individuali, della complessità e delle condizioni e circostanze sociali che determinano disagio e benessere, oltre che le sue letture.


Per questo motivo, proviamo, per una volta, a fare nostre le diagnosi psichiatriche e a smontarne il carattere negativo per rimontarle, andando a cercare il valore e le peculiarità positive nei tratti unici delle persone il cui disagio è stato etichettato. Naturalmente, partendo da una base diagnostica, questo esercizio è riduttivo e semplicistico, non riuscirà a tenere in considerazione le differenze individuali

Superpoteri

La diagnosi di Paranoia e “L’Occhio di Falco”


Le persone etichettate con una diagnosi di paranoia sono spesso estremamente attente ai dettagli e ipervigili rispetto all’ambiente circostante. Questo superpotere, che potremmo chiamare “L’Occhio di Falco”, consente loro di notare ogni minima sfumatura, ogni movimento sospetto, ogni indizio che potrebbe sfuggire agli altri. La loro capacità di analizzare e collegare informazioni può risultare incredibilmente acuta, rendendoli quasi dei detective naturali. Tuttavia, questo dono ha un costo: l’iperconsapevolezza può portare a una costante sensazione di minaccia e alla difficoltà di fidarsi degli altri, il che può isolare queste persone e rendere difficile per loro costruire relazioni significative. Il rischio è che la loro visione diventi eccessivamente focalizzata su potenziali pericoli, impedendo loro di vedere il lato positivo delle situazioni e delle persone.

Diagnosi di ADHD: Super Velocità e l’Iper-Focus

Le persone con diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) possiedono spesso il dono della super velocità mentale. Possono processare informazioni a una rapidità impressionante, saltando da un pensiero all’altro con l’agilità di un supereroe. Quando l’interesse colpisce, entrano in uno stato di iper-focus che li rende capaci di eseguire compiti complessi con una dedizione e una velocità fuori dal comune. Tuttavia, questa rapidità e flessibilità mentale può trasformarsi in un’arma a doppio taglio. Il rischio di distrazioni improvvise è sempre dietro l’angolo, e l’incapacità di mantenere l’attenzione su compiti meno stimolanti può portare a frustrazione e difficoltà nel completare progetti a lungo termine. Inoltre, l’iper-focus può portare a trascurare altri aspetti importanti della vita, creando squilibri.

Diagnosi di Disturbo Bipolare: Energia Infinita e Creatività Esplosiva

La montagna russa emozionale delle persone che hanno ricevuto una diagnosi di Disturbo Bipolare conferisce in molti casi a chi ne è etichettato due superpoteri principali: l’energia infinita e la creatività esplosiva. Durante le fasi maniacali, queste persone possono lavorare ininterrottamente per giorni, producendo opere d’arte, scrivendo romanzi, o lanciando start-up innovative. L’entusiasmo e la passione che mettono in ciò che fanno sono contagiosi, trasformando l’ambiente attorno a loro in un campo di energia vibrante. Tuttavia, questa energia e creatività hanno un prezzo. Le fasi maniacali possono condurre a scelte impulsive e rischiose, mentre le fasi depressive possono annullare il progresso fatto, portando a un senso di disperazione e vuoto. Il ciclo tra manie ed episodi depressivi può essere devastante, compromettendo la stabilità e il benessere generale.

Depressione: Profonda Empatia e l’Introspezione

Le persone etichettate con diagnosi di depressione non sono solo afflitte dalla tristezza, ma molto spesso possiedono il superpotere della profonda empatia e dell’introspezione. La loro capacità di comprendere e sentire il dolore degli altri è straordinaria. Questa sensibilità permette loro di creare legami autentici e di offrire sostegno emotivo come nessun altro. Inoltre, la loro introspezione fornisce una saggezza e una comprensione della condizione umana che può essere sorprendentemente illuminante. Tuttavia, questa stessa empatia e introspezione possono condurre a un peso emotivo schiacciante. La tendenza a interiorizzare eccessivamente i problemi può rendere difficile per queste persone uscire dal proprio stato di sofferenza, rischiando di rimanere intrappolate in un circolo vizioso di tristezza e isolamento.

Ansia: Percezione Accresciuta

Chi vive con l’etichetta dell’ansia ha spesso un senso di percezione accresciuto, simile a un radar ipersensibile. Questo superpotere permette loro di anticipare pericoli e reagire rapidamente a cambiamenti nell’ambiente. Mentre questa iper-vigilanza può essere faticosa, è anche incredibilmente utile per risolvere problemi e prendere decisioni ponderate in situazioni critiche. In contesti lavorativi, ad esempio, la loro attenzione ai dettagli può fare la differenza tra il successo e il fallimento di un progetto. Tuttavia, il rovescio della medaglia è che questa costante tensione può condurre a un esaurimento emotivo e fisico, limitando la capacità di godersi la vita quotidiana. Il continuo stato di allerta può anche interferire con le relazioni sociali, poiché la percezione di pericoli inesistenti può generare conflitti o incomprensioni.

Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC): Super Organizzazione

Le persone che sono state etichettate come affette da Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) spesso possiedono il superpotere della super organizzazione. Le loro menti funzionano come orologi svizzeri, in grado di pianificare, strutturare e mantenere l’ordine in qualsiasi situazione. La loro precisione e dedizione ai dettagli assicurano che nulla venga lasciato al caso. In un mondo caotico, queste abilità sono come raggi di luce che portano chiarezza e controllo. Tuttavia, l’eccessiva necessità di ordine e controllo può diventare paralizzante. L’incapacità di tollerare l’imperfezione può limitare la flessibilità e la capacità di adattarsi a situazioni nuove o impreviste, creando uno stress significativo. Inoltre, l’ossessione per la precisione può isolare queste persone, poiché i loro standard elevati possono risultare difficili da condividere con chi le circonda.

Schizofrenia: Visione Alternativa

Le persone etichettate con schizofrenia possiedono uno dei superpoteri più potenti: la visione alternativa, una capacità che permette loro di vedere il mondo da prospettive inedite. Questo superpotere si manifesta attraverso visioni, suoni o pensieri che non sono percepiti dagli altri. Sebbene questa capacità possa essere difficile da gestire, essa offre intuizioni uniche e creative che possono arricchire la comprensione collettiva della realtà stessa. Tuttavia, questo superpotere comporta anche rischi significativi. Le visioni e i pensieri alternativi possono confondere e disorientare, rendendo difficile distinguere tra realtà e immaginazione. Questo può portare a un isolamento sociale e a difficoltà nel mantenere una connessione stabile con il mondo esterno. Inoltre, la stigmatizzazione legata a questa diagnosi può peggiorare il senso di alienazione..


Disturbi Alimentari (Anoressia): Perfezione e Disciplina Infrangibile

Le persone che vivono con disturbi alimentari, come l’anoressia, spesso manifestano un superpotere particolare: la perfezione e la disciplina infrangibile. Questo dono si manifesta in una capacità straordinaria di concentrazione e controllo, che consente loro di stabilire e mantenere obiettivi con una dedizione quasi eroica. La loro abilità nel seguire regole rigorose e nel mantenere un focus intenso su determinati aspetti della loro vita può risultare estremamente potente.

Quando questo superpotere viene indirizzato in ambiti costruttivi, come l’arte, lo sport o le professioni ad alta precisione, può portare a risultati eccezionali e innovativi. Tuttavia, il costo di questa intensità e perfezione può essere elevato, con un rischio elevato di auto-esclusione e un’eccessiva autocritica.

Conclusione

Sebbene le etichette diagnostiche possano spesso sembrare limitanti, esse racchiudono anche un potenziale inaspettato. I superpoteri delle persone il cui disagio è stato etichettato non solo arricchiscono la nostra comprensione della mente umana, ma sfidano anche le convenzioni su cosa significhi essere “normale”. Forse, la vera forza sta nel riconoscere e valorizzare queste differenze, trasformando il disagio in risorsa e la diversità in potere.


Bibliografia

Frances, A. (2013). Primo, non curare chi è normale: Contro l’invenzione delle malattie. Bollati Boringhieri.

Davies, J. (2021). Sedated: How modern capitalism created our mental health crisis. Atlantic Books.

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