La World Health Organization (OMS) ha recentemente deciso di chiudere l’unità interna dedicata alla politica sanitaria, alla legislazione e ai diritti in ambito di salute mentale, fino ad oggi parte centrale del dipartimento.

L’unità era guidata da Michelle Funk e Natalie Drew, protagoniste di iniziative come il progetto QualityRights e la recente guida sul tema della salute mentale in tutti i settori. La prima ha annunciato su LinkedIn la loro uscita dall’OMS, sottolineando l’importanza della guida di Benedetto Saraceno all’OMS (di cui è possibile trovare la recensione di “Psicopolitica” qui e un’intervista qui), del lavoro svolto e l’urgenza di continuarlo: “[…] Il lavoro che il mio team e io abbiamo sviluppato esiste grazie a tutti voi che avete insistito – la rete di persone con esperienza diretta che ci ha sfidato e i professionisti della salute mentale e colleghi che hanno creduto che il cambiamento fosse possibile e hanno lavorato per renderlo reale. La nostra unità sta chiudendo. Natalie Drew e io stiamo lasciando l’OMS. Ma queste risorse rimangono. Per favore, usatele e condividetele.”

L’impatto della chiusura è significativo: l’unità rappresentava una delle principali capacità dell’OMS nel promuovere politiche sanitarie basate sui diritti umani, offrendo strumenti concreti a legislatori, professionisti e attivisti e attiviste, in tutto il mondo. La perdita di questa struttura centrale rischia di ridurre l’attenzione dell’OMS su pratiche di salute mentale rispettose dei diritti delle persone e può indebolire iniziative di formazione e advocacy che hanno raggiunto decine di migliaia di operatori globalmente tra cui noi.

Al di là della singola leadership, la chiusura dell’unità solleva interrogativi sulla direzione futura dell’OMS in materia di salute mentale ma non solo: quale spazio resterà per approcci che integrino diritti, qualità delle cure e prevenzione delle violazioni in contesti di salute mentale, con un’attenzione alla guarigione?

Per chi, come noi, segue la salute mentale come questione di diritti, rimane cruciale monitorare le risorse prodotte dall’unità, promuoverne l’uso e sostenere nuove iniziative che possano continuare a sviluppare politiche basate sui diritti umani.

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