di Benjamin S. Case
Ed. Meltemi, 2025 (ed. italiana)
Le rivolte di piazza hanno ripreso la scena a livello globale a fasi alterne negli ultimi anni, riaprendo numerosi dibattiti, spesso profondamente polarizzati, mediatizzati e sensazionalistici, attorno ai temi della violenza politica e della non-violenza in un mondo che precipita tra catastrofi climatiche, tecnocrazie e genocidi. Il libro di Benjamin S. Case, attivista, educatore, scrittore e ricercatore statunitense, vuole inserirsi proprio in questo tempo e dibattito provando ad aprire la discussione proponendo uno studio sociale e politico delle rivolte piuttosto che una valutazione morale fortemente diffusa sia nell’opinione pubblica che in molti ambienti dell’attivismo.
Case infatti costruisce un testo che approfondisce la dimensione teorica della dialettica tra violenza e non violenza nella storia dei movimenti sociali e rivoluzionari, esplicitando una critica alla “non violenza strategica”, posizione fortemente diffusa negli ultimi decenni in particolare nei contesti dell’attivismo anglosassone e che viene frequentemente proposta come l’unica e “scientifica” strategia di vittoria per i movimenti. L’autore prova a complessificare questo dibattito ed esplorare cosa sono effettivamente le rivolte, come si esprimono a livello materiale, simbolico, relazionale, emotivo, che forme organizzative assumono e quali rifiutano, quale confronto si è prodotto nella storia in diverse zone del mondo tra forme violente e non violente provando a mettere in discussione la rigidità autoescludente tra le due strategie, facendolo attraverso una ricerca rigorosa che unisce un’approfondita analisi di dati con la voce dell* attivist*, dando parola diretta a chi ha partecipato a mobilitazioni e rivolte dagli Stati Uniti al Sudafrica.
Una lettura necessaria per non guardare ai tumulti e riot che crescono a ondate intorno a noi solo dallo schermo della televisione o di uno smartphone, ma provando a conoscerli da vicino e da dentro, come esperienze e fenomeni sociali essenzialmente parte di società diseguali e oppressive, e che possono anche aprire domande impreviste e fornire insegnamenti profondi sulle possibilità di cambiamento radicale che abbiamo a disposizione.

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