Rovesciare e Deprescrivere. Attualizzare Basaglia tra psicofarmaci, diritti e psicoterapia



Cosa succederebbe se la psicoterapia prendesse sul serio l’eredità di Basaglia? Non come monumento da celebrare, ma come metodo: mettere in crisi le proprie istituzioni, rovesciarle, riconoscere la propria funzione politica, schierarsi per trasformarle in un movimento dialettico?

Questo è il punto di partenza del contributo pubblicato nel 2024 sul Adombramenti n.1, la Rivista del Centro Studi di Psicofen, che ha da poco presentato il suo nuovo numero, edito Mimesis.

Il testo parte da una constatazione scomoda: il movimento basagliano aprì i manicomi anche grazie alla disponibilità dei neurolettici, ma Basaglia stesso ne denunciò subito i rischi, l'”uso improprio”, l’effetto passivizzante, il “manganello chimico” come nuova forma di violenza istituzionale.

Decenni dopo, con l’affermarsi del paradigma neoliberista dagli anni ’80 in poi, gli psicofarmaci non hanno smantellato la logica manicomiale, l’hanno ampliata, distribuit e capillarizzata. Carceri, CPR, ambulatori, studi privati e servizi sanitari sono luoghi differenti che, in modo differente, contribuiscono ad un uso spesso inappropriato di psicofarmaci, spesso senza adeguata informazione e violando diritti fondamentali.

Gli autori rivolgono questa analisi in modo diretto alla comunità degli psicoterapeuti: non neutrale, mai stata neutrale. Al contrario, apertamente posizionata rispetto a tale uso, spesso senza rendersene conto, proprio mentre crescono le preccupazioni per il sovrautilizzo per molte classi di farmaci. Il silenzio rispetto alle pratiche prescrittive, l’incapacità di parlare delle esperienze di prescrizione e delle modalità prescrittive, l’invio automatico al prescrittore, la mancanza di accompagnamento nei percorsi di sospensione e di riconoscimento di tale bisogno, è già una scelta politica, di campo. Una scelta che, di fatto, ratifica e concorre al sovrautilizzo sistemico, con gravi problemi per la salute pubblica.

La proposta presentata è quella avviare un processo di “rovesciamento”: formare i terapeuti alle competenze della psicofarmacologia, alla possibilità di parlare di esperienze e vissuti legati all’utilizzo e la sospensione di psicofarmaci, sostenere le persone nei processi di sospensione, promuovere letture del disagio meno individualizzanti, costruire alleanze tra operatori, utenti e comunità esperta.

Si tratta di scegliere in che misura rinchiudere tale storia tra le mura del manicomio o riappropriarsi della sua opera, rivitalizzandola entro i confini della psicoterapia. Sarebbe una perdita enorme, per la società tutta e la comunità dellə psicoterapeutə, se questo non accadesse, relegando la storia di questo movimento al settore psichiatrico e al passato.


E’ possibile scaricare il capitolo “Rovesciare e deprescrivere, attualizzare Basaglia tra psicofarmaci, diritti e psicoterapia”, con le grafiche a cura di Andrea Pisano, qui.



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