Come Sportello Ti Ascolto! ci sentiamo profondamente colpiti da quello che sta accadendo nelle mobilitazioni di queste settimane.

Nei diversi territori che abitiamo e in cui lavoriamo come psicolog* e psicoterapeut* ci arriva forte e chiara una rabbia generazionale, ma più ampiamente sociale, che sta investendo tutto il paese.

Una rabbia che si esprime nelle piazze e nelle manifestazioni di protesta, negli scioperi studenteschi del 16 ottobre, nei riot del 17-18 ottobre, delle successive mobilitazioni diffuse del 24 ottobre così come nei blocchi sulle autostrade degli autotrasportatori che svuotano i supermercati, e che smuove tanto, bussando alle porte di tante istituzioni del paese.

Questa rabbia non ci lascia indifferenti, e ci sembra parli di bisogni chiari e reali che riscontriamo direttamente nei percorsi di cura con le persone che incontriamo quotidianamente e nelle nostre vite di cittadin* e professionist*: affitti insostenibili, lavori sempre più precari, sfruttati e sottopagati, pensioni da fame, scuole che cadono a pezzi e che diventano luoghi di competizione, e di pressione insostenibile, specchio di una società in cui la performance e la performativitá individuali sono favoriti.

Viviamo e cresciamo in un sistema in cui la merce è più importante delle persone, in cui l’esistenza è sacrificata alla crescita del capitale. Un sistema costruito in questo modo è intrinsecamente violento, e produce malattia a più livelli, fisici e psicologici, materiali e simbolici: precarietà, sfruttamento, fame, eterne attese per cure mediche, affitti insostenibili, cibo spazzatura, mancanza di tempo libero, discriminazioni di genere, razzismo e solitudine.

Le reazioni del governo e delle istituzioni sempre più violente e sprezzanti, nonché lontane dalle reali richieste portate dalle varie piazze di tutto il Paese,  destano in noi grande preoccupazione.  Troviamo oltremodo inaccettabile che la risposta prevalente sia quella di criminalizzare e reprimere in modo sempre più estremo e razzista l’emersione di bisogni sociali che riguardano fette di popolazione invisibilizzate e marginalizzate, tra queste la generazione Z, che in essa contiene le persone di seconda generazione con le sue specifiche condizioni di oppressione.

Condanniamo fermamente l’introduzione di misure di polizia liberticide e degne di un regime totalitario come il fermo preventivo, il cui uso indiscriminato ha colpito nelle città soprattutto i più giovani. Come terapeut*, ne abbiamo ricevuto le conseguenze in termini di ansia, paura e rabbia diffusa. Una tale violenza sistemica non può che generare ulteriore malessere e conflitto esplosivo.

In un sistema che reputa piú importante l’economia delle persone appare chiaro come non ci sia alcuno spazio per la rivendicazione dei bisogni e per l’affermazione dei diritti sociali inalienabili che dovrebbero appartenere a tutt* e questo genera una rabbia legittima. Pensiamo che l’urlo di chi non ha nessun futuro di fronte e non ce la fa più a vivere in un presente così non possa essere trattato con manganelli, lacrimogeni e carcere, o psicolog*.

Condividendo queste rabbie ci mettiamo in ascolto di cosa sta succedendo anche per il modo in cui intendiamo la nostra funzione all’interno della società come professionist*, lavorator* e operator* della salute mentale.

Per noi “avere cura” significa anche prendere posizione contro le ingiustizie e lottare contro le disuguaglianze sociali. Per questo sosteniamo le mobilitazioni in corso e lo sciopero generale previsto per questo venerdì 30 ottobre. Parteciperemo in giro per l’Italia portando la solidarietà e il supporto verso chi si sta mobilitando ma anche per i nostri bisogni e le nostre rabbie.

Invitiamo tutt* l* collegh*, associazioni, collettivi che lavorano nel nostro ambito a scendere in piazza e a mobilitarsi secondo le proprie possibilità.

[Immagine di SkyTG24]

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