VERSO UN PIANO D’AZIONE REGIONALE PER LA SALUTE MENTALE:

I CONTRIBUTI DEL TERRITORIO

Il 22 maggio scorso si è svolto al Caffè Basaglia il workshop organizzato dall’Istituto Ricerche Economico Sociali del Piemonte (IRES) in collaborazione con l’associazione Eclectica che da anni si occupa di realizzare progetti di ricerca, formazione e intervento sui temi della salute, insieme a soggetti pubblici e privati. Al workshop eravamo presenti anche noi dello Sportello TiAscolto! e desideriamo sintetizzare le informazioni e gli spunti interessanti raccolti durante la giornata, senza entrare nel merito di questioni di carattere epistemologico circa la definizione di malattia mentale, disturbo. Ci limitiamo in questo caso a riportare i dati così come ci sono stati presentati, aderendo per comodità comunicativa al sistema nosografico e rimandando discorsi rispetto alla loro effettiva utilità clinica, sicuri dell’importanza della condivisione delle informazione per la facilitazione dei processi partecipativi.
Inoltre è doveroso sottolineare con forza l’importanza, forse misconosciuta, che dovrebbero avere all’interno di questo percorso le associazioni di pazienti e familiari, così come sottolineato dal Coordinamento delle Associazioni degli Utenti, dei Familiari e degli Operatori di Torino e cintura nel documento inviato agli organizzatori della giornata oltre che alla dirigenza torinese e piemontese. (Qui è possibile leggere il documento inviato).

Il programma triennale dell’IRES include diverse categorie di attività che rappresentano gli assi sui quali l’ente si impegna nel proprio lavoro di ricerca:

  • generare conoscenza al fine di individuare problemi collettivi meritevoli d’attenzione
  • fornire un contributo analitico nelle principali decisioni di spesa e di investimento
  • analizzare le performance delle organizzazioni coinvolte nell’attuazione delle politiche
  • valutare i risultati delle politiche adottate e testare l’efficacia delle soluzioni più innovative
  • aiutare gli attori che operano sul territorio a migliorare le loro strategie di sviluppo locale
  • alimentare il dibattito sulle politiche e rafforzare le capacità delle istituzioni di usare i risultati delle analisi

Il workshop organizzato nel mese di maggio ha costituito sia il punto di arrivo di una rilevazione portata avanti nei mesi precedenti promossa dall’Assessorato alla Sanità per la Regione Piemonte e da IRES e finalizzata a raccogliere le esperienze piemontesi o territoriali che costituiscono buone pratiche (significative e innovative) sulla salute mentale, attivate dal sistema pubblico, privato e privato sociale, sia il punto di partenza per la costruzione di un Piano di Azione Regionale per la Salute Mentale.

Le basi per un Piano d’azione piemontese per la salute mentale sono da una parte il Piano d’azione Europeo per la salute mentale 2013 (che potete trovare qui) che individua gli obiettivi e le strategie di salute mentale per gli stati membri nel periodo 2013-2020: servizi accessibili, sicuri ed efficaci, in grado di rispondere ad aspettative e bisogni mentali, fisici e sociali delle persone con problemi di salute mentale e delle loro famiglie; dall’altra il Piano di azione Nazionale per la salute mentale che individua 4 aree prioritarie sulle quali orientare progetti specifici: esordi, disturbi ad alta incidenza e prevalenza (depressione, disturbi d’ansia), disturbi gravi, persistenti e complessi e disturbi dell’ infanzia e adolescenza. L’ attività di sviluppo delle conoscenze e di ricerca promossa dall’Ires si propone di fornire materiali utili ai decisori regionali.

Il workshop, al quale hanno partecipato operatori dei servizi di salute mentale, operatori appartenenti al privato sociale e rappresentanti delle associazioni di utenti e familiari, è stato suddiviso in 3 momenti principali:

  1. presentazione di alcuni dati sulla salute mentale in Piemonte da parte del dott. Giuseppe Tibaldi, psichiatra della ASL Città di Torino (a nome del gruppo di lavoro che ha raccolto i dati attualmente disponibili)
  2. presentazione della metodologia di ricerca e degli esiti della rilevazione sulle buone pratiche
  3. gruppi di lavoro (attraverso la metodologia del World Cafè e dei Nominal groups) per discutere gli elementi di efficacia e trasferibilità delle buone pratiche presentate, mettendo in luce punti di forza e criticità.
  1. PRESENTAZIONE DEI DATI SULLA SALUTE MENTALE IN PIEMONTE

I dati presentati sono stati analizzati secondo il modello di Golberg & Huxley: questo modello configura la presenza di cinque livelli di attenzione nella valutazione o nella pianificazione delle politiche di salute mentale:

1. la prevalenza reale dei “disturbi mentali” nella popolazione generale e le determinanti di salute che la condizionano;

2. la prevalenza dei “disturbi” che arrivano ad essere segnalati ai medici di medicina generale;

3. la prevalenza dei “disturbi” che i medici di medicina generale riconoscono e trattano, a prescindere dalla decisione di inviarli o meno ad un servizio specialistico;

4. la prevalenza dei “disturbi mentali” che vengono inviati ai servizi di salute mentale o a specialisti che operano nel campo della salute mentale;

5. la prevalenza dei “disturbi” che vengono ricoverati in strutture ospedaliere.

Di seguito alcuni tra i dati che ci sono sembrati più interessanti e significativi:

  • MORTALITA’ PER SUICIDIO

Il Piemonte risulta abbastanza in alto nella “classifica”; la Regione con maggiore tasso di mortalità per suicidio (sia di uomini che di donne) è la Valle d’Aosta, mentre quella con il tasso minore la Liguria (fonte Health For All dicembre 2016) .

In Piemonte si sono registrati dei picchi del tasso di mortalità per suicidio negli anni 1996-1997-1998. L’età in cui il tasso è maggiore è quella compresa tra i 55-60 anni e tra i 90-94, soprattutto negli uomini (Elaborazione dati ISTAT – PATED). I distretti più colpiti sono le zone “periferiche”, in particolare Ceva e ValPellice. Torino e Chieri invece tra i distretti meno colpiti (Elaborazione dati ISTAT – PATED).

  • FARMACI

Le prime prescrizioni di antipsicotici in Piemonte iniziano nella fascia 15-24 per poi subire una crescente impennata soprattutto nella terza età. Questo può essere spiegato dal fatto che alcuni disturbi del comportamento associati alle demenze senili vengono trattati appunto con antipsicotici. Le prime prescrizioni di antidepressivi iniziano invece nella fascia 10-19 per poi impennarsi verso i 40 anni e continuare a crescere con l’aumentare dell’età.

Le donne risultano maggiori consumatrici di antidepressivi rispetto agli uomini (Elaborazione Servizio Sovrazonale di Epidemiologia). Un dato interessante è rappresentato dall’85% degli antidepressivi assunti in Piemonte che risulta prescritto dai medici di medicina generale e non da medici specialisti, cioè da psichiatri.

  • RICOVERI

I ricoveri nei servizi di salute mentale in Piemonte sembrano aver subito un lieve calo dal 1999 al 2013. In alcune ASL del Piemonte (Asti, Torino 1 e 2 e Cuneo 1) tuttavia il numero di ricoveri supera la media nazionale. Sul totale dei ricoveri per disturbi psichici meno del 3% a Torino sono rappresentati da Trattamenti Sanitari Obbligatori. La percentuale aumenta notevolmente a Biella (4%) o Alessandria (6%).

La maggior parte dei ricoveri in SPDC riguarda diagnosi di schizofrenia, disturbi dell’umore (soprattutto mania e dist. Bipolari) e disturbi di personalità/comportamento; i ricoveri in SPDC diminuiscono invece notevolmente se si prendono in considerazione altre diagnosi (depressione, disturbi somatoformi ecc.) per le quali i ricoveri avvengono o in reparti ospedalieri diversi da quelli di psichiatria o nelle cliniche psichiatriche convenzionate (Elaborazione Servizio Sovrazonale di Epidemiologia con PATED).

  • MORTALITA’ DEI PAZIENTI PSICHIATRICI

Un dato che ci ha particolarmente colpito è che il tasso di mortalità dei soggetti ricoverati in SPDC dopo un anno è 5 volte superiore all’attesa per TUTTE le cause, cioè sia per cause naturali (malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, ecc…) sia per cause non naturali (suicidio).

  • ASSISTENZA PSICHIATRICA

Attualmente in Piemonte ci sono quasi 57mila pazienti afferenti al Dipartimento di Salute Mentale, con più di 700mila prestazioni ambulatoriali.

Del totale di questi pazienti, quasi 3mila sono in strutture psichiatriche residenziali, soprattutto Comunità Alloggio e Gruppi Appartamento (DGR 29 –dati settembre 2015 forniti dai DD.SS.MM). Le ASL TO1- TO2 e TO3 hanno le percentuali più alte di pazienti in strutture residenziali. Un altro dato interessante: il Piemonte si discosta molto, rispetto alla media nazionale, per ciò che riguarda la percentuale di pazienti dimessi dalle strutture psichiatriche (0,40% vs 2,94%).

La percentuale di posti letto in residenzialità delle ASL TO1,TO2,TO3,TO4 e BI supera la media regionale (6,6%, 6,4%, 6% vs 4,99%).

  • PERSONALE NEI DIPARTIMENTI DI SALUTE MENTALE

La percentuale del personale dipendente nei servizi di salute mentale per il Piemonte è dello 0,69 su 1500 ab. (più basso della media italiana che è 1 su 1500). Un dato che ci ha interessati molto da vicino è la percentuale degli psicologi (dipendenti che lavorano nei servizi di salute mentale): questa si aggira attorno al 2,22% ed è più bassa rispetto a quella italiana (4,36%).

  • SPESA PER LA SALUTE MENTALE

La spesa per la salute mentale in Piemonte in percentuale sul totale della spesa sanitaria è del 3,23%. Le province autonome di Trento e Bolzano risultano le città con le percentuali più alte, mentre la Basilicata quella con percentuale più bassa. Il Piemonte si colloca comunque in basso nella classifica, dopo regioni come la Sicilia e la Calabria (F.Starace, 2016 Elaborazione su dati del Ministero della Salute 2016 e Conferenza Stato-Regioni PPAA 2015). All’interno della Regione i dati di spesa sono un po’ più alti per le ASL TO1 TO2 e TO4, molto bassi invece per NO e BI (Febbraio 2017 – dati forniti dai DD.SS.MM).

Ricoveri, assistenza residenziale e farmaci costituiscono comunque dei costi enormi all’interno della spesa sanitaria.

  1. PRESENTAZIONE DELLA METODOLOGIA DI RICERCA E DEGLI ESITI DELLA RILEVAZIONE SULLE BUONE PRATICHE

Il processo di rilevazione delle buone pratiche presenti attualmente sul territorio regionale ma anche nazionale è durata diversi mesi. E’ stata inviata a un indirizzario di circa 150 enti che si occupano di Salute Mentale su tutto il territorio piemontese (tra cui Consorzi socio-assistenziali, Dipartimenti di Salute Mentale, Strutture residenziali, Cooperative e Associazioni) una scheda in formato Google form e successivamente in word. Nella scheda era richiesto di indicare fino a cinque esperienze significative e innovative in relazione all’inclusione sociale dei soggetti afferenti ai servizi di Salute Mentale. Le esperienze potevano essere piemontesi, di altre regioni o di altre nazioni, attivate dal sistema pubblico, privato e privato sociale. Inoltre, era necessario motivare la scelta e indicare riferimenti utili a individuare ogni iniziativa.

Questa la definizione di “buona pratica” a cui la ricerca ha fatto riferimento:

Esperienze e attività più significative, o che hanno permesso di ottenere i migliori risultati in determinati contesti, e che creano le condizioni affinché operatori, decisori e portatori di interesse possano riflettere e confrontarsi sugli elementi che ne hanno favorito la buona riuscita”.

Sono state compilate in tutto 56 schede. La composizione dei compilatori è la seguente:

25 operatori ASL; 18 membri di associazioni, 11 membri di cooperative sociali, 3 operatori dei consorzi socio-assistenziali.

Le buone pratiche individuate sono frutto di una valutazione dei compilatori, poiché non era necessario riportare evidenze scientifiche o indicatori standardizzati di efficacia delle iniziative, ma era solo richiesto di metterne in luce il carattere di innovazione e i risultati.

Complessivamente sono state segnalate 107 buone pratiche, soprattutto nell’area SOCIALITA’ e LAVORO. Le buone pratiche sono distribuite nelle diverse province del Piemonte e alcune (10 in tutto) sono riferite ad altre Regioni.

Tra quelle segnalate nella regione Piemonte elenchiamo qui di seguito quelle più significative, che hanno poi costituito il materiale di confronto per i gruppi di lavoro:

Riduzione della contenzione negli SPDC, Servizio infermieristico di continuità assistenziale, Centro di Salute Mentale aperto, Gruppo Interdipartimentale transculturale, Dialogo Aperto, UFE (Utenti Familiari Esperti), Gruppo voci, Un percorso di riabilitazione sull’asse cura-casa-lavoro-socialità, Cascina Clarabella, Caffè Basaglia, ASD “Cuore Matto”, Budget Individuale di Salute, Percorsi di autonomia abitativa, Valutazione dei Gruppi Appartamento, IESA (inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti), NET2Zurigo- IPS (Individual Placement and Support), Servizio di sostegno alla genitorialità, Progetto Gruppo Giovani, Circolo Urbano Orfeo, Robe da Matti, Gruppo Mente Locale

  1. GRUPPI DI LAVORO (WORLD CAFÈ E NOMINAL GROUP)

La metodologia scelta per i lavori di gruppo è stata quella del World Cafè: è un metodo semplice ed efficace per far emergere conversazioni informali, vivaci e costruttive, in un’atmosfera rilassata e colloquiale, proprio come quella di un bar cafè. Questa tecnica promuove la partecipazione di tutte le persone coinvolte che sono invitate a confrontarsi su tutti i temi in questione, attraverso la rotazione da un tavolo di discussione all’altro segnalata dal suono di una campanella. In ogni tavolo è presente un oste che prende nota di parole e concetti chiave emersi nel gruppo di discussione e accoglie via via i gruppi successivi, sintetizzando quanto già emerso nelle conversazioni precedenti. Il mandato dei gruppi di lavoro era quello di discutere gli elementi di efficacia e trasferibilità delle buone pratiche presentate, mettendo in luce punti di forza e criticità.

Il World Cafè ha rappresentato, per noi dello Sportello, un’occasione preziosa di confronto e scambio con i rappresentanti degli altri enti e associazioni e allo stesso tempo un’opportunità gradita per far conoscere anche il nostro servizio, i principi etici e le modalità operative che sottostanno ad esso.

Al termine di questo lavoro di gruppo si sono costituiti dei Nominal Groups: questa metodologia strutturata ha la finalità di individuare delle priorità e raggiungere un consenso di gruppo. Ciascun partecipante è stato invitato, individualmente, a stilare un elenco di massimo 5 concetti chiave che riteneva dovessero assolutamente far parte del Piano di Azione per la Salute Mentale del Piemonte. Al termine ciascuna persona ha letto e spiegato al gruppo il proprio elenco e si è poi proceduto alle votazioni dei 3 concetti o punti chiave maggiormente condivisi o percepiti come necessari. La pecca, a nostro avviso, è stata quella di terminare il workshop alla fine dei Nominal Groups e di lasciarci quindi con la curiosità di sapere quali concetti o punti chiave sono emersi negli altri gruppi in cui noi non eravamo presenti.

Ad ogni modo l’esperienza è stata dinamica e costruttiva; non resta che augurarci che i decisori regionali che si occupano della stesura del Piano di Azione per la Salute Mentale del Piemonte prendano davvero in considerazione le idee e le riflessioni emerse durante questo lavoro!

Ringraziamo l’Associazione Eclectica per il materiale presentatoci e gentilmente offertoci, e in particolare Antonella Ermacora, Alice Scavarda, Franca Beccaria, Chiara Rivoiro, Gabriella Viberti.

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