Abbiamo appena ricevuto la newsletter di NoGraziePagoIo, una realtà incontrata nella Rete Sostenibilità e Salute. Si tratta un  gruppo spontaneo di operatori che  lavorano in diversi ambiti della Sanità (Regioni, Distretti, Aziende Sanitarie Locali, Università, Centri di ricerca, reparti ospedalieri, ambulatori, consultori, ecc.) distribuiti sia sul territorio nazionale che all’estero. Il gruppo è costituito da psicologi, pediatri e medici di famiglia, specialisti in varie discipline, studenti di medicina e specializzandi, infermieri, ostetriche, farmacisti, pedagogisti, biologi, ricercatori, consulenti in allattamento materno, bioeticisti,… uniti da comuni obiettivi. Nato nel marzo del 2004 ha prodotto documenti e progetti per proporre modalità di rapporto diverse dall’attuale, tra il mondo della sanità e l’industria del farmaco. Inoltre produce e diffonde costantemente informazioni su quanto accade se gli interessi commerciali o personali (denaro, fama, carriera), di lobby, di politici o di istituzioni, entrano in conflitto con la difesa della salute, ovvero quando si instaura un conflitto di interessi e sulle proposte e le esperienze attuate in tutto il mondo per affrontare questo problema.

Ebbene all’interno di questa newsletter abbiamo trovato qualcosa che crediamo possa essere d’interesse per tutti quelli che si occupano di salute mentale, o come ben più spesso accade, di “malattia””mentale”.

L’autore del capitolo sull’appropriatezza del libro della RSS a cui abbiamo preso parte, Giovanni Peronato, per i Nograzie, ha sintetizzato il lavoro di Prescrire, la rivista francese d’informazione indipendente su farmaci e strategie diagnostico-terapeutiche. Attiva dal 1981, la rivista ha messo a punto per l’ottavo anno consecutivo la lista dei farmaci da scartare, per evitare eventi avversi sproporzionati ai vantaggi ottenuti. Riprendiamo le sue parole: “Attraverso un’indagine rigorosa della documentazione scientifica, secondo i principi della EBM, i farmaci più recenti sono stati messi a confronto con quelli di riferimento abituale (quando disponibili). Sono state così analizzate 105 molecole introdotte in Europa nel 2019 (92 sono commercializzate in Francia) conun rapporto beneficio/rischi che appare sfavorevole per tutte le indicazioni autorizzate. In alcuni casi questi farmaci espongono a un rischio inaccettabile in rapporto ai benefici, in altri si tratta di prodotti oramai sorpassati da molecole più recenti; ma può accadere anche il contrario, oppure i vantaggi promessi sono incerti perché provati solo verso placebo. Nella maggioranza dei casi sitratta di prodotti che hanno un’alternativa migliore.

I farmaci in questione possono essere accettabili nell’ambito di una ricerca clinica, sostengono gli autori, a condizione di informare i pazienti sugli elementi poco noti riguardo a rischi/benefici. Negli altri casi è opportuno preferire un trattamento sintomatico per aiutare il paziente a sopperire all’assenza di un farmaco dedicato. Le ragioni dell’inclusione nella lista sono dettagliatamente illustrate caso per caso, e quando esistenti sono suggerite le alternative più valide.  I farmaci sconsigliati sono stati raggruppati per categoria d’uso e in ordine alfabetico, per una consultazionepiù agile. Pensavo di trovare solo farmaci di nicchia o poco noti, invece la lista comprende dei campioni di vendite. Ne cito qualcuno, i dati sono quelli forniti da AIFA. Tra i più noti ne troviamo due (uno dei quali compare anche come associazione con diuretico), che rientrano nella lista dei 30farmaci più venduti in assoluto nel 2018; si tratta di anti ipertensivi (tra parentesi il nomecommerciale)”

Ebbene, andando a cercare il documento abbiamo trovato alcuni farmaci con i quali, nel corso del nostro lavoro clinico, ci troviamo con una certa frequenza ad interagire.

Si tratta sopratutto di alcuni psicofarmaci, antidepressivi.  In particolare citalopram (Seropram®), duloxetina (Cymbalta®), venlafaxina (Efexor®) ma il documento non si limita a questi.

Rimandiamo al documento originale qui liberamente scaricabile per un approfondimento sul profilo degli specifici farmaci. Non vogliamo approcciare al discorso in un modo che potrebbe essere definito ideologico (quindi demonizzando l’intero dispositivo psichiatrico o gli psicofarmaci di per sè più che l’uso che troppo spesso ne viene fatto) ma neanche dimententicare quanto, nella realtà, i concreti interessi commerciali ed economici di alcuni gruppi influenzino le attuali pratiche di cura, psichiatriche ma anche psicologiche, con cui quotidianamente, tutti, ci confrontiamo.