I vaccini e l’obbligo vaccinale sono da alcuni anni argomento divisivo. Con l’introduzione dei vaccini per il COVID-19, il dibattito si è più che mai acceso attestandosi, come spesso accade, su posizioni estremamente polarizzate. In questo scenario, durante una fase ancora embrionale della campagna di vaccinazione e, a maggior ragione, delle valutazioni rispetto alla sua efficacia, numerosi governi tra cui quello italiano stanno optando per l’introduzione del pass vaccinale.

Il dibattito rispetto all’efficacia e alla sicurezza dei vaccini attualmente disponibili per il COVID-19 esula dalle nostre competenze, per quanto queste ci consentano di esprimerci con sicurezza circa gli effetti potenzialmente nocivi sulla salute mentale degli individui di qualsiasi misura coercitiva e probabilmente controproducenti rispetto alla compliance.

Inoltre, in qualità di operatori nel campo della salute, di cittadini attivi e di servizio attento ai determinanti sociali e alle disuguaglianze di salute, riteniamo importante esprimerci rispetto all’adozione del pass vaccinale.

Se la ratio sottostante appare chiara e, entro certi limiti, funzionale alla ripresa dell’economia e l’allentamento delle misure restrittive, rileviamo notevoli criticità legate al pass vaccinale, per le quali esprimiamo preoccupazione e contrarietà.

1. Il pass vaccinale arriverebbe in una situazione di gravi disuguaglianze nella disponibilità e nell’accessibilità dei vaccini, come rilevato anche dalla portavoce dell’OMS Margaret Harris; introdurre una misura che garantisce maggiori o minori diritti a chi ha ricevuto o non ha ricevuto il vaccino, andrebbe ad aggravare notevolmente tali disuguaglianze, che possono riguardare diverse zone geografiche (disparità di distribuzione su base comunale, regionale, nazionale, internazionale) o gruppi sociali (esclusione di gruppi marginalizzati, persone prive di regolari documenti, pazienti con particolari condizioni mediche etc.). In tal modo, il problema dell’accessibilità alle cure andrebbe a ledere molto direttamente, più di quanto già non avvenga, l’intero spettro dei diritti fondamentali degli individui e delle comunità.

2. Garantire diversi diritti – libera circolazione, frequentazione di luoghi pubblici etc. – ai cittadini a seconda dell’assunzione o meno del vaccino contro il COVID-19, costituirebbe un precedente potenzialmente rischioso nel subordinare le libertà fondamentali alla adesione ad un trattamento sanitario. Sfruttare tale leva per allargare all’intera popolazione l’obbligo vaccinale, significa gettare le basi per un’autoritaria medicalizzazione di massa che riteniamo molto dannosa per il futuro dei diritti fondamentali.

3. Non è chiaro l’impatto del pass vaccinale sulla privacy dei cittadini e come lo “stato di emergenza” possa cambiare le carte in tavola rispetto alla tutela di questa. Manca ad oggi un’informazione chiara rispetto ai limiti di tale misura nel tempo e nello spazio, a chi è garantito l’accesso a tali dati, chi ne è garante.

4. Non sono chiari i costi per la collettività in termini di attivazione e di gestione del pass vaccinale. Riteniamo che tale misura intervenga a dirottare fondi che potrebbero essere più utilmente investiti per sostenere la sanità, la medicina territoriale, il welfare di comunità, lo sviluppo di politiche che garantiscano e tutelino la salute diffusa. In un contesto di scarsità di risorse, investire ulteriormente su provvedimenti di matrice repressiva ci sembra gravemente controproducente e allarmante rispetto alle priorità dell’agenda politica.

5. Da ultimo, ci sembra che puntare in maniera quasi esclusiva sull’immunizzazione della popolazione attraverso la vaccinazione di massa, di fatto resa obbligatoria, rispecchi una grave carenza di cultura della salute. Dopo più di un anno di pandemia, ben pochi interventi di politica pubblica sono stati messi in campo per rendere accessibili gli spazi pubblici in sicurezza, garantire la tutela della sicurezza sul lavoro, redistribuire la ricchezza, riorganizzare la vita comunitaria, reimmaginare tempi e modi della mobilità. Investire miliardi in soldi pubblici per l’acquisto massiccio di vaccini prodotti da compagnie private, in nome della ripartenza di un’economia che ci si immagina immutata, appare espressione della stessa non-sostenibilità che ha contribuito in misura consistente alla catastrofe sanitaria di cui siamo stati tutti testimoni.

Per questi motivi ci opponiamo alla misura del pass vaccinale e proponiamo:

– l’apertura di un dialogo con le realtà territoriali e il mondo della sanità per analizzare i bisogni di salute della popolazione, anche alla luce delle disuguaglianze che caratterizzano diverse zone geografiche e sottogruppi della popolazione;

– l’adozione di politiche pubbliche che garantiscano la possibilità di abitare in sicurezza e a lungo termine i luoghi di lavoro e di cultura, gli spazi ricreativi, le istituzioni scolastiche;

– l’investimento in progetti e campagne di informazione, formazione ed empowerment che aumentino la capacità delle comunità di muoversi in sicurezza nella pandemia, rinunciando a misure repressive, interventi scarsamente mirati, azioni eccessivamente individualizzanti e disempowering.

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