Quali sono le possibili conseguenze non mediche dei trattamenti medici?
Il concetto di “tossicità finanziaria” può aiutarci a capire meglio il senso di tale domanda, la quale pone l’accento non tanto sulla componente strettamente biologica della cura, tanto quanto su tutte quelle conseguenze di carattere socio-economiche che possono derivare dall’attuale sistema medico. Tali conseguenze possono arrivare ad essere così invalidanti da rendere inutile, quando non controproducente, l’inizio di alcuni percorsi clinici. In questo articolo potete leggere quali possono essere gli effetti negativi nell’intraprendere un percorso di chemioterapia, in condizioni di svantaggio sociale.
Naturalmente queste riflessioni ci portano subito ad interrogarci sull’universalismo e sull’equità del nostro Sistema Nazionale.
Lo Sportello TiAscolto! ha aderito alla petizione per consentire a tutti i pazienti di accedere a terapie efficaci, a carico del servizio sanitario nazionale.
Tale petizione è infatti perfettamente allineata rispetto alla lotta che lo Sportello TiAscolto! conduce quotidianamente per ampliare il diritto alla cura e alla salute senza subordinarlo all’accessibilità economica.
Produrre i farmaci anti-epatite C sotto forma di generici, a un prezzo ragionevole e accessibile, è consentito dallo stesso trattato che regola i brevetti attraverso il meccanismo della licenza obbligatoria, a cui si può ricorrere quando si verifichi un’emergenza nazionale di sanità pubblica. Per ottenere ciò è necessaria una forte spinta dal basso.
Nel mondo si stima che siano 130 – 150 milioni le persone affette da infezione cronica da virus dell’epatite C (HCV): una parte di queste è destinata a sviluppare una cirrosi o un cancro del fegato. Secondo l’OMS di epatite C ogni anno muoiono nel mondo circa 700 mila persone.
In Italia, si stima che i pazienti portatori cronici del virus dell’epatite C siano oltre un milione, di cui 330 mila con cirrosi. L’Italia ha il triste primato in Europa per numero di soggetti HCV positivi e mortalità per tumore primitivo del fegato. Oltre 20 mila persone muoiono ogni anno per malattie croniche del fegato (due persone ogni ora) e, nel 65% dei casi, l’HCV risulta causa unica o concausa dei danni epatici. Le regioni del Sud sono le più colpite.
Nel 2013 (in Italia nel 2014) è stato commercializzato il primo di una nuova classe di antivirali – Sofosbuvir, nome commerciale Sovaldi® – molto efficaci perché agiscono direttamente contro il virus, bloccandone il processo di replicazione, e producendo in un’altissima percentuale dei casi la guarigione virologica.
Il farmaco è stato commercializzato ad un prezzo elevatissimo: in Italia circa 41 mila euro a trattamento in regime ospedaliero (74 mila euro per chi lo acquista privatamente in farmacia). Il costo del trattamento è ancora più elevato se si considera che in molti casi la cura prevede l’associazione di più farmaci; la Gilead produttrice del Sovaldi® commercializza anche l’associazione di Sofosbuvir + Ledipasvir (Harvoni®). Sono inoltre disponibili altri 3 nuovi farmaci di cui uno costituito dalla associazione di tre nuovi antivirali e sono di prossima commercializzazione almeno altri 2 farmaci.
QUI potete trovare la petizione per intero.
Il 21 gennaio 2016 è entrato in vigore il decreto Lorenzin approvato il 9 dicembre 2015 che definisce le condizioni di erogabilità di alcune prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale mediante 208 indicazioni di appropriatezza prescrittiva definite dal decreto stesso. Esso fa riferimento all’art. 9 del decreto legge 78 del 2015 in cui si afferma l’obbligo dei medici di conformare il proprio comportamento prescrittivo alle indicazioni dei decreti ministeriali con relative possibilità sanzionatorie da parte delle autorità sanitarie locali e regionali.
La Rete Sostenibilità e Salute e a cui lo Sportello TiAscolto! aderisce, ha preso una posizione netta rispetto all’impostazione del decreto, che maschera sotto l’ombrello del termine “appropriatezza” un’operazione che si avvale di sanzioni e che mira al taglio di alcuni servizi ( ridimensionando i LEA e minando il diritto alla salute) senza mettere in discussione da una parte il contesto culturale e relazionale in cui tali prescrizioni vengono effettuate, dall’altra alcune prescrizioni ad alto rischio di inappropriatezza.
Potete leggere l’intero comunicato qui
In questo articolo vengono analizzati i Sistemi Sanitari di due paesi molto distanti tra loro, sia geograficamente che politicamente: la Grecia e gli Stati Uniti. Tuttavia appare lampante in entrambi questi paesi la direzione delle politiche sanitarie, sempre più volte ad un depotenziamento dell’intervento dello Stato.
Questo porta ad un proliferare di iniziative, di carattere talvolta popolare, che hanno una duplice conseguenza: da una parte un aumento della coesione sociale e di solidarietà, dall’altra però è presente il rischio di una frammentazione dei servizi che gioca una funzione importante nella dispersione delle energie volte all’implementazione di un SSN universale ed equo.
Tali riflessioni hanno un valore cruciale per il lavoro che, come Sportello TiAscolto!, svolgiamo quotidianamente nella consapevolezza che, in quanto Sportello, esistiamo nostro malgrado.
I dati recenti dell’OCSE dicono che il 7,1% degli italiani (oltre 4,2 milioni di persone) rinuncia a farsi curare perché il costo della prestazione è troppo alto, la lista d’attesa troppo lunga oppure l’ospedale troppo distante. Con il diminuire del reddito il disagio cresce: la rinuncia alla cura sale al 14,6% degli italiani nel caso in cui gli interpellati appartengano al 20% più povero della popolazione italiana. Poi ci sono coloro che – a causa della combinazione alti ticket e lunghe liste d’attesa – rinunciano a farsi curare all’interno del SSN e trovano più conveniente rivolgersi al settore privato, a pagamento, ad un prezzo talvolta esagerato, perché dettato dalle regole del mercato.


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