Riportiamo un breve articolo pubblicato a cura di Matteo Bessone, Paolo Rabajoli, Martina Diano (Sportello di Psicologia Sostenibile TiAscolto!) Revisione per il web a cura di Rita Longo, sul sito di Dors, Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute.

Il contesto

L’impatto della pandemia e delle misure per il contenimento del COVID-19 stanno contribuendo a portare lentamente la salute mentale della popolazione al centro del dibattito pubblico nazionale e globale. Ne sono testimonianza, ad esempio, il focus sulla salute mentale durante il G20 e la convocazione della seconda Conferenza Nazionale sulla Salute Mentale di Giugno, esito e rilancio di un percorso partecipativo e voluta dal Tavolo Tecnico sulla Salute Mentale recentemente istituito dal Ministero della Salute oltre che il recente Summit Mondiale sulla Salute Mentale del 5 e 6 Ottobre ospitato dalla Francia.

In tale cornice la quasi totalità dei discorsi sulla salute mentale della cittadinanza converge sull’urgenza di dispiegare interventi precoci, appropriati e accessibili, di trattamento delle manifestazioni ormai ingravescenti di disagio e sofferenza e sulle possibilità di riorganizzazione, in termini sia qualitativi che quantitativi, del servizio sanitario e degli interventi da questo erogati.

Tali argomentazioni riflettono la concezione per cui la salute mentale, di cui prendersi cura dal momento in cui questa viene meno attraverso azioni riparative, sarebbe oggetto di pertinenza esclusivamente sanitaria: si tratta di un approccio dal forte orientamento patogenetico.

Questa concezione largamente dominante che sovrappone salute (o meglio malattia) e sanità è accompagnata dall’esclusione dalle Agende delle amministrazioni comunali (esteriori, per loro natura, alla governance sanitaria di pertinenza regionale) dei discorsi sul benessere della popolazione e delle azioni di carattere preventivo che ne potrebbero derivare.

Tuttavia, le politiche territoriali, hanno un impatto rilevante e diretto nel plasmare lo spazio pubblico entro cui i cittadini conducono propria vita e le loro condizioni di vita, dalla culla alla tomba (approccio life-course). Tale spazio costituisce una dimensione privilegiata per la promozione della salute pubblica ed è composto tanto dai contesti reali e fisici, cioè le concrete circostanze materiali di vita dei cittadini, quanto dalle componenti sociali del contesto, ovvero l’insieme degli assetti sociali e dei rapporti di potere e cittadinanza tra individui e gruppi sociali presenti in ciascuna organizzazione sociale.

L’azione di advocacy della società civile

Così come accade per i livelli globale e nazionale, ma in misura maggiore, a livello territoriale, la società civile può rappresentare un attore cruciale nell’esercitare, attraverso azioni di advocacy, un potere che indirizzi, definisca e monitori il corso e le priorità delle politiche territoriali.
Tali azioni costituiscono l’esito e lo strumento di processi di empowerment, che consentono a gruppi di cittadini di acquisire o incrementare il proprio potere su decisioni o risorse che influenzano le proprie vite [1] e quelle di tutta la cittadinanza.
In questo modo, l’attivismo per la salute e la giustizia sociale, possono fondersi veicolando, dal basso, rivendicazioni, nei confronti dei decisori per la creazione di uno spazio pubblico, materiale e sociale, capacitante [7] per gli individui e capace di produrre salute e benessere per la comunità, in ottica preventiva. La rilevanza di tali azioni per lo sviluppo di politiche pubbliche a tutela della salute dei cittadini è formalizzato dalla Carta di Ottawa per la promozione della salute [2] che sottolinea inoltre il ruolo centrale dell’equità e dell’intersettorialità oltre che dell’azione comunitaria nel creare ambienti favorevoli allo sviluppo di individui e comunità.

Ancor più dopo della pandemia e delle misure necessarie per il suo contenimento sulla salute mentale della popolazione, molti attori su tutti i livelli, come ad esempio EuroHealthNet , hanno rivolto forti appelli alla comunità politica che fanno convergere rivendicazioni sulla salute e la giustizia sociale, chiedendo l’adozione di un approccio comunitario e intersettoriale per la promozione della salute mentale in un’ottica di popolazione che, come ricorda il Position statement of the International Union for Health Promotion and Education di Marzo 2021 (https://www.iuhpe.org/images/IUHPE/Advocacy/IUHPE_Mental-Health_PositionStatement.pdf),

tradotto da Dors: “muove al di là degli interventi individuali clinici- necessari ma non sufficienti o sostenibili per affrontare i bisogni di salute mentale della popolazione- e che incorporano l’intero spettro di interventi per la salute mentale, dalla prevenzione, al trattamento, agli interventi orientati alla recovery”. (vai all’articolo completo)

In questa cornice, un gruppo di cittadini, ha recentemente redatto un documento che ha costituito il fulcro della campagnaTorino per la salute mentale e l’equità” attraverso cui è stato sintetizzato, diffuso e socializzato verso le realtà del territorio e i cittadini e alcune agenzie di comunicazione.
Il documento è stato in seguito sottoposto alle forze politiche candidate alle elezioni amministrative di Torino 2021 con la richiesta di prendere posizione rispetto alle proposte avanzate. L’obiettivo generale dell’azione è l’introduzione della salute mentale all’interno dell’agenda politica dei decisori in una più ampia cornice di giustizia sociale.

I messaggi-chiave della campagna per l’equità in salute mentale

I messaggi chiave del documento, in linea con le evidenze epidemiologiche e con un approccio focalizzato sui determinanti sociali della salute mentale [3][4], sono:

  • Salute mentale e benessere dei cittadini devono costituire una priorità per l’agenda politica cittadina;
  • L’amministrazione cittadina deve, attraverso politiche in tutti i settori e la tutela dei principali diritti, promuovere l’equità, fondamentale per il benessere e la salute, fisica e mentale, di tutte e tutti;
  • Occorre dare ad ogni bambino le migliori opportunità di sviluppo agendo, prima e dopo la sua nascita, anche con politiche di sostegno alle famiglie;
  • I contesti di vita rappresentano il luogo privilegiato in cui prendersi cura della salute mentale degli individui.

 Le principali proposte e richieste:

  • L’adozione di un approccio “Salute Mentale in Ogni Politica” ovvero l’introduzione di valutazione e monitoraggio di ogni politica sulla base degli effetti prodotti sulla salute mentale. Questo attraverso l’istituzione di nuovo assessorato oppure di figure, singole o collettive, che dialoghino con i diversi assessorati, prima, dopo e durante, l’implementazione delle diverse politiche, per introdurre uno sguardo stabile e attento sugli effetti dei provvedimenti sulla salute mentale;
  • Una nuova “Consulta Permanente Cittadina della Salute Mentale” sostitutiva di quella attualmente esistente radicalmente svuotata della sua funzione partecipativa;
  • L’Istituzione di un referente per la salute mentale nei contesti di vita con l’obiettivo di valutare le condizioni di benessere psicologico dei cittadini nei principali contesti di vita. Ad esempio, all’interno delle scuole, di ogni ordine e grado, potrebbe essere valutata l’istituzione, sul modello delle funzioni trasversali, come ad esempio la funzione strumentale per l’inclusione scolastica, di un referente per la salute mentale e il benessere generale degli studenti;
  • Tavoli periodici per la salute mentale, aperti ai referenti per la salute mentale e alle realtà che lavorano direttamente e indirettamente nel campo salute mentale (pubblici e del privato sociale), oltre che ai cittadini e ai propri rappresentanti. L’amministrazione, In modo diretto attraverso un assessorato o indiretto attraverso la messa a bando dell’iniziativa, potrebbe curarne l’avvio, offrire gli spazi per la loro realizzazione, coordinarne e governarne lo svolgimento per migliorare l’integrazione, la collaborazione e il dialogo delle offerte presenti sul territorio;
  • Sensibilizzazione e comunicazione efficace attraverso modalità partecipative e coprogettazione su temi di rilevanza pubblica e fenomeni sociali connessi all’insorgenza del malessere (bullismo, dipendenza dai social, discriminazione nei contesti lavorativi/scolastici, violenza fisica e verbale, domestica e nei luoghi di lavoro, ecc)

Le risposte ricevute dalle varie forze politiche verranno comunicate ai cittadini per informarli degli impegni eventualmente presi dai candidati fornendo elementi utili al voto.

La campagna è stata realizzata da un gruppo di cittadini, per la maggior parte psicologi, con il doppio obiettivo di sensibilizzare sia tutte forze politiche candidate, sollecitandole ad un’assunzione di responsabilità (in un’ottica di accountability), sia la comunità dei professionisti della salute mentale, spesso ancorati a concezioni e pratiche tecniche e tecnicistiche sulla salute mentale che rischia di ostacolare la possibilità di concertazione di azioni pubbliche correttive a partire dalla sofferenza reale incontrata a livello clinico.
La campagna mirerebbe a portare contemporaneamente sia un discorso sulla la salute mentale della popolazione a livello pubblico e politico per i decisori auspicandone una presa in carico, sia ad ampliare la visione e la lettura della sofferenza vissuta dagli individui, per gli operatori, limitandone un’interpretazione eccessivamente privatistica e arricchendola con la rilevanza di fattori situati nella sua dimensione sociale e collettiva.

Così, la fase di diffusione della campagna ha portato alla discussione del documento in sede istituzionale presso l’Ordine degli Psicologi, il quale dopo una breve interlocuzione, ha prima manifestato l’intenzione di replicare l’iniziativa, e poi deciso di convocare alcuni dei candidati per un confronto sui relativi programmi elettorali e verificare il peso attribuito da ciascuna forza al tema della “salute psicologica” o “benessere mentale”.

Questo, oltre ad aumentare il potenziale impatto politico della campagna, costituisce un esito positivo nella misura in cui un gruppo esterno alla politica istituzionale ordinistica, ne influenza agenda e priorità, portando il proprio messaggio dalla periferia della cultura professionale al suo centro, reale e simbolico

Empowerment e partecipazione

Come sottolinea Popay (2020), occorre non confondere i processi di empowerment di comunità dal loro esito positivo [5] ovvero l’ottenimento auspicato di quanto rivendicato. Laddove l’empowerment di comunità, inteso come “processo di rinegoziazione del potere al fine di guadagnare maggior controllo sulle proprie vite” [6] costituisce la precondizione necessaria al fine della costruzione di contesti, sociali e materiali, in grado di produrre salute per tutti i cittadini, la partecipazione costituisce, di per sé, un indicatore della capacità del contesto [7] di promuovere l’esercizio delle libertà democratiche fondamentali e della capacità, e – citando Marta Nussbaum [8] – di controllo del proprio ambiente politico e materiale.

Le interpretazioni relative alle cause della sofferenza determinano efficacia, appropriatezza e dimensione dell’intervento.
Nel corso degli anni, le concezioni e le idee sulla sofferenza sono sempre più inclini nel vederne il prodotto della dimensione individuale implicitamente suggerendo azioni “”riparative” di tipo clinico e tecnico, le quali, a loro volta privatizzano i vissuti di sofferenza, spesso condivisi e sempre ascrivibili all’interazione tra gli individui e i contesti reali in cui questi nascono, crescono, lavorano, costruiscono una famiglia e muoiono, con maggiori o minori possibilità di condurre una vita a cui attribuire valore, più o meno liberi di fare o essere [7].
La natura, sempre sociale e politica dell’esistenza e della sofferenza, necessita, per evitare il rischio di oscurare la dimensione pubblica della salute, di azioni che all’interno di questo spazio se ne possano prendere carico.

Superati il senso di impotenza, la mancanza di fiducia e la rassegnazione che impoveriscono il capitale sociale delle comunità e delle società più disuguali [9][10][11] e consapevoli del rischio di relegare all’ambito privatistico la sofferenza degli individui è possibile, per gli operatori, usando Basaglia [12], “tenere in piedi contemporaneamente le due situazioni, i due ruoli, quello di tecnico e quello di militante politico”.
Questa possibilità passa dal riconoscimento dell’impatto reale dei fattori socioeconomici e delle disuguaglianze su salute mentale e benessere e della rabbia legata alla percezione di un’ingiustizia [13] evitabile [14], in cui, come cittadini e operatori, siamo costantemente immersi e a cui rischiamo di abituarci.

L’azione testimonia come sia possibile fare un passo oltre al mero ruolo di operatore sanitario, tecnico della salute, e attraversare una situazione anomica [12], una perdita d’identità, per riscoprire e dare praticamente vita all’identità di cittadino che la precede. In tale posizione, da stato emotivo individuale, la rabbia può diventare, un ingrediente necessario per il cambiamento e il miglioramento delle condizioni attuali, al servizio della solidarietà e dell’azione collettiva [15].  

Il documento su salute mentale ed equità è scaricabile e consultabile in versione integrale al seguente link: https://sportellotiascolto.it/2021/04/23/elezioni-amministrative-2021-torino-per-la-salute-mentale-e-lequita/

Bibliografia e sitografia

[1] Laverack, G.(2018) Salute pubblica. Potere, empowerment e pratica professionale. Pensiero Scientifico

[2] WHO(1986) Carta di Ottawa per la Promozione della Salute

[3] WHO(2014) I determinanti sociali della salute mentale, http://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/112828/9789241506809-ita.pdf?sequence=5

[4] Bessone M., Longo R.; I determinanti sociali della salute mentale https://www.dors.it/page.php?idarticolo=3015

[5] Popay, J. et al.(2020). Power, control, communities and health inequalities I: theories, concepts and analytical frameworks. Health promotion international.

[6] Labonté, R. and Laverack, G. (2008) Health promotion in action: from local to global empowerment. Parlgrave

[7] Sen, A. (2001) Development as freedom. New York : Oxford University Press.

[8] Nussbaum, M. C. (2012) Creare capacità: liberarsi dalla dittatura del Pil. Il mulino.

[9] Wilkinson, R, Pickett, K. (2009) The Spirit Level: Why greater equality makes societies stronger. Londra: Allen Lane.

[10] Wilkinson, R, Pickett, K. (2018) The Inner Level: How More Equal Societies Reduce Stress, Restore Sanity and Improve Everyone’s Well-being. Londra: Penguin Books

[11] Marmot, M. (2020) Health equity in England: the Marmot review 10 years on.

[12] Basaglia, F. et al. (1979) Conferenze brasiliane. Milano: Raffaello Cortina Editore

[13] Seminario 30 Ottobre 2019, Cosa osservare: quali meccanismi facilitano od ostacolano le alleanze per la salute?, presso Dors

[14] Marmot M. The Health Gap: The Challenge of an Unequal World. Londra: Bloomsbury, 2015.

[15] Macintyre, A., et al. (2018). What has economics got to do with it? The impact of socioeconomic factors on mental health and the case for collective action. Palgrave Communications, 4(1), 1-5.

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