E’ uscito sul sito di Radio32, con prefazione di Edgardo Reali, un contributo sviluppato da Matteo Bessone, Marco Sassoon a Martino Lioy a partire da un momento autoformativo dello Sportello attorno a “Lo Psicanalismo“.

Si tratta di un lavoro collettivo, la cui nascita pubblica è stata resa possibile dal contributo di Radio32 Edizione e Ispe LAB A.p.s.

A quasi 50 anni dall’analisi del sociologo francese, il lavoro propone una riflessione sul rapporto fra la psicoterapia, come dispositivo politico e tecnico di cura, e i suoi effetti sul corpo sociale, con l’obiettivo di gettar luce su quell’“inconscio sociale” (così scriveva Castel) delle cure psicologiche che non può più rimanere occultato e che ha effetti tanto simbolici quanto fisici sull’organizzazione sociale. Come clinici e come cittadini, come contrastare e come dialogare con quegli aspetti della moderna psicoterapia che veicolano (consapevolmente o meno) una visione individualista dell’individuo e del mondo riproducendone le strutture sociali e le forme di dominio? Che fare delle ombre celate dietro ai bisogni di affermazione sociale e di potere dei terapeuti, ai loro interessi economici e di status? Come evitare che un potenziale strumento di liberazione individuale non diventi simultaneamente un ignaro strumento di oppressione sociale e di esclusione?

Oggi più che mai, il pensiero e le pratiche psicologiche devono sapersi fare permeabili e ricettive nei confronti del discorso politico e delle realtà sociali che (è bene ricordarlo) lo hanno prodotto e ne sono il contesto d’esistenza e d’azione e che da queste rischiano di venire riprodotte.

Crediamo nella possibilità di un pratiche di cura fondate sul riconoscimento dell’ineludibile rapporto fra sofferenze dei singoli e la salute collettiva e in grado, su tale base, di trasformarsi e coltivare in sé nuovi sguardi e azioni nuove, capaci di ricongiungere individui e comunità come volti di un medesimo bisogno – bisogno a un tempo psicologico e politico.

Per noi, ciò è possibile solamente laddove sapremo riallacciare e mettere in dialogo dimensioni cliniche ed extracliniche del e nel discorso psicologico, visioni analitiche e sguardi politici, realtà interiori e mondi esteriori – e ciò non solamente nel quadro teorico o ideale, ma anche e soprattutto nella pratica concreta di ogni gesto di cura dedicato ai singoli e alle collettività di cui sono parte.

“Nel momento in cui io porto una persona a prendere coscienza delle contraddizioni in cui vive” scriveva Basaglia “non sto facendo un’azione tecnica, ma politica. È vero però che io esplico così anche il mio essere psichiatra”.

Vale esattamente lo stesso, o forse di più, per ogni e ciascun psicoterapeuta.

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