Dopo cinque edizioni non poteva mancare la sesta: finalmente siamo pronti per dare il via alle danze che condurranno al tanto atteso Esame di Stato per psicologi.
Siamo consapevoli dell’importanza di questa tappa e dello scoglio che l’ Esame di Stato può rappresentare, talvolta per mancanza di adeguate informazioni su come affrontare le prove, come prepararsi all’esame, cosa studiare, altre volte, per la forte ansia che può comprensibilmente accompagnare questo momento e altre volte ancora per la difficoltà di trovare spazi in cui confrontarsi.
Per questo, abbiamo strutturato il nostro Corso di Preparazione cercando di andare a fugare le incertezze e fornire tutti gli strumenti necessari per affrontare con successo l’ Esame di Stato per psicologi.
Il programma vertirà quindi su spiegazioni delle prove e delle modalità d’esame, esercitazioni e correzioni, indicazioni allo studio, riflessioni su strategie individualizzate; il docente è disponibile anche tra un incontro e l’altro per un tutoraggio, correggendo le esercitazioni e dando feedback.
Il corso avrà un taglio prevalentemente pratico e, pur fornendo importanti indicazioni teoriche rispetto a teorie e concetti particolarmente rilevanti per il superamento dell’EdS, verrà data priorità allo sviluppo di abilità e capacità a partire dal confronto con le prove.
I sei incontri si terranno dalle 10.30 alle 12.30.
MARTEDI’ 13 Marzo-Prima Prova (Spiegazione ed esercitazione)
MARTEDI’ 20 Marzo-Prima Prova (Correzione e discussione)
MARTEDI’ 27 Marzo-Seconda Prova (Spiegazione ed esercitazione)
MARTEDI’ 3 Aprile-Seconda Prova (Correzione e discussione)
MARTEDI’ 10 Aprile-Terza Prova (Spiegazione ed esercitazione)
MARTEDI’ 17 Aprile-Terza Prova (Correzione e discussione) e Prova Orale
COSTO: 30 Euro
SEDE: Via Pigafetta 44B (Zona Crocetta)
PER INFO E ISCRIZIONI:
mail: info@sportellotiascolto.it
telefono : 335 / 8371289


Lo Sportello TiAscolto aderisce all’appello della Rete Sostenibilità e Salute sui fondi sanitari integrativi di cui ha contribuito alla stesura
I Fondi Sanitari “integrativi” e sostitutivi minacciano la salute del Servizio Sanitario Nazionale
C’è accordo generale nell’auspicare un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) efficiente, che riesca a garantire cure efficaci per tutti in tempi rapidi e medici interessati e attenti alla nostra salute.
Tuttavia i tagli alla spesa pubblica avviati negli ultimi decenni e aumentati a seguito della crisi economica stanno incidendo fortemente sulle scelte di politica sanitaria e sul finanziamento del SSN sottraendo risorse importanti per lo stato di salute sia del SSN che dei cittadini di cui dovrebbe tutelare il diritto alla salute.
Negli ultimi anni inoltre, sull’onda di un trend internazionale intensificatosi in seguito alla crisi, accanto al SSN si è assistito all’emergere di un “servizio sanitario privato” in grado di erogare servizi e prestazioni fruite da una crescente quota di cittadini “assicurati”, che oggi si stima arrivino a 14 milioni.
Questo “servizio sanitario privato” comprende un variegato settore non profit, costituito da fondi sanitari, casse mutue e società di mutuo soccorso, previdenze sanitarie garantite dai datori di lavoro; e il settore for profit delle assicurazioni sanitarie commerciali. La logica in apparenza è semplice: dove non arriva il SSN, in seguito ai tagli progressivi, si crede possa arrivare tale servizio privato, integrando eventuali mancanze del SSN, fornendo uno strumento per la sua sostenibilità e costituendo un nuovo “pilastro” nella tutela della salute dei cittadini.
Su questa scia, di fronte all’arretramento del SSN, le organizzazioni e i cittadini che ne hanno la possibilità assicurano se stessi e le proprie famiglie, senza essere consapevoli che questo “servizio sanitario privato” rappresenta una delle maggiori minacce attuali per il nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Le casse dello Stato infatti finanziano (tramite incentivi, detrazioni fiscali e oneri deducibili) la crescita di questo “servizio sanitario privato” a scapito del buon funzionamento del SSN. Per cui non solo si sottraggono risorse preziose al principale pilastro a reale tutela della salute di tutti i cittadini, il SSN; ma le fasce di popolazione più avvantaggiate dal punto di vista socioeconomico e da quello di salute che accedono a questo nuovo “pilastro” sanitario, grazie ai privilegi fiscali scaricano parte dei costi su chi non può accedervi e non ne usufruisce, pur versando in condizioni di salute in media peggiori.
Inoltre, al contrario di quanto la legge istitutiva intendeva evitare, più che integrare l’offerta del SSN verso bisogni di salute dei cittadini, questo servizio sanitario privato tende a sostituirvisi erogando, duplicandole, prestazioni nella maggior parte dei casi già disponibili.
Ma i fondi sanitari, casse mutue, previdenze sanitarie garantite dai datori di lavoro e assicurazioni sanitarie commerciali peggiorano la sostenibilità del SSN anche per altri motivi.
Il primo riguarda l'(in)efficienza: gestire milioni di transazioni connesse a questo servizio sanitario privato è molto dispendioso per i professionisti sanitari e le amministrazioni pubbliche, che devono sacrificare parte delle proprie risorse, anche di tempo, per negoziare, stipulare e rinnovare i contratti, documentare le prestazioni eseguite, tenere conto dei diversi regolamenti, eseguire i controlli delle centinaia di fondi che costituiscono questo servizio sanitario privato.
Un’ulteriore e più subdola minaccia riguarda il modo con cui i cittadini si relazionano con la propria salute e con le prestazioni sanitarie. Tali servizi sanitari privati, per sopravvivere, hanno bisogno di vendere il maggior numero possibile di prestazioni. Per garantire la propria sopravvivenza e sviluppo, inducono i cittadini a consumare un numero di prestazioni che permetta loro di avere ricavi sufficienti. C’è però spesso molta differenza tra il numero di prestazioni di cui necessitano tali servizi sanitari privati per sopravvivere e svilupparsi e ciò di cui i cittadini hanno davvero bisogno per una buona salute. Questi servizi sanitari privati finiscono così per aumentare il bisogno dei cittadini di consumare prestazioni anche non necessarie per la salute (quando non dannose), ma fondamentali per il mantenimento degli utili. All’aumento dell’offerta di prestazioni anche non necessarie fa così seguito un aumento della domanda.
Questo “secondo pilastro” è caldeggiato con l’intento dichiarato di ridurre le spesa sanitaria pubblica. Ma si può invece osservare che i paesi dotati di “sistemi assicurativi” (anche non profit, di tipo mutualistico) molto sviluppati, pur non avendo affatto migliori esiti di salute, hanno sia la spesa sanitaria totale, sia quella pubblica in media maggiori rispetto ai paesi in cui la presenza di fondi sanitari e assicurazioni commerciali è tuttora inferiore, come accade nei paesi con un SSN. Per l’aumento di transazioni amministrative improduttive e l’induzione di consumi sanitari anche futili, dove è più forte la componente privata del Servizio Sanitario la spesa sanitaria totale è maggiore (sia in termini percentuali sul PIL che come spesa totale). Ma è maggiore anche la spesa sanitaria pubblica, in netto contrasto con l’obiettivo dichiarato di ridurla, ed è persino maggiore la spesa privata complessiva (se non si considera solo quella pagata in modo diretto dai cittadini, ma le si somma la spesa privata intermediata da fondi sanitari e assicurazioni).
Non si dimentichi, infine, che il SSN italiano è nato anche perché le mutue erano andate in fallimento e sono state liquidate.
In considerazione della minaccia rappresentata per il SSN da tale sanità sedicente “integrativa”, la Rete Sostenibilità e Salute chiede agli enti pubblici, ai sindacati, ai cittadini, ai partiti politici di invertire la rotta, prima che l’attuale politica finanziaria e sanitaria determini la completa insostenibilità per il SSN e che molti cittadini siano esposti a un eccesso di prestazioni inutili e persino iatrogene, mentre tanti altri si trovino nell’impossibilità di potersi curare.
Pur riconoscendo i benefici che potrebbero derivare da servizi sanitari privati che si limitassero a offrire, a chi è libero di associarsi, prestazioni di efficacia provata e solo integrative all’attuale offerta del SSN, la Rete Sostenibilità e Salute chiede che cessino i privilegi fiscali destinati ai fondi sanitari, che alcuni vorrebbero estendere anche alle assicurazioni.
Le risorse derivanti dalla cessazione di tali privilegi fiscali sarebbero meglio destinate al potenziamento degli aspetti lamentati dai cittadini come inefficienze del SSN, a partire dalla riduzione delle liste di attesa per le prestazioni di efficacia provata, e dall’erogazione di assistenza domiciliare e cure odontoiatriche.
Bologna, 28 Ottobre 2017
Rete Sostenibilità e Salute
Qui potete trovare un approfondimento sull’analisi sui fondi integrativi
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CORSO DI PREPARAZIONE PER L’ESAME DI STATO PER PSICOLOGI
Qualcuno avrà convissuto con la preoccupazione durante tutte le vacanze, qualcun altro inizierà invece a pensarci solamente una volta rientrato a casa, ma questo è senza dubbio uno di quei periodi dell’anno emozionanti e spaventosi in cui centinaia di aspiranti psicologi si apprestano ad affrontare l’ Esame di Stato per poter iniziare la professione.
Noi dello Sportello TiAscolto! siamo consapevoli dell’importanza di questa tappa e dello scoglio che l’ Esame di Stato può rappresentare, spesso per mancanza di adeguate informazioni su come affrontare le prove, come prepararsi all’esame, e cosa studiare; altre volte, per la forte ansia che può comprensibilmente accompagnare questo momento.
Per questo, abbiamo strutturato il nostro Corso di Preparazione cercando di andare a fugare le incertezze e fornire tutti gli strumenti necessari per affrontare con successo l’ Esame di Stato; lo abbiamo già condotto per quattro edizioni accompagnando la quasi totalità dei nostri studenti ad un esito positivo.
Il programma verterà quindi su spiegazioni delle prove e delle modalità d’esame, esercitazioni e correzioni, indicazioni allo studio, riflessioni su strategie individualizzate; il docente è disponibile anche tra un incontro e l’altro per un tutoraggio, correggendo le esercitazioni e dando feedback.
A partire da quest’anno la collaborazione con Carolina Platti, permetterà agli studenti di accedere, oltre al materiale gratuito che come di consueto metteremo a disposizione degli iscritti, anche ad una riduzione sul costo dell’acquisto all’ottimo materiale da lei prodotto.
COSTO: 25 Euro
SEDE: Via Pigafetta 44B (Zona Crocetta)
CONTATTI: info@sportellotiascolto.it – 347 17 27 988
http://www.sportellotiascolto.it
VERSO UN PIANO D’AZIONE REGIONALE PER LA SALUTE MENTALE:
I CONTRIBUTI DEL TERRITORIO
Il 22 maggio scorso si è svolto al Caffè Basaglia il workshop organizzato dall’Istituto Ricerche Economico Sociali del Piemonte (IRES) in collaborazione con l’associazione Eclectica che da anni si occupa di realizzare progetti di ricerca, formazione e intervento sui temi della salute, insieme a soggetti pubblici e privati. Al workshop eravamo presenti anche noi dello Sportello TiAscolto! e desideriamo sintetizzare le informazioni e gli spunti interessanti raccolti durante la giornata, senza entrare nel merito di questioni di carattere epistemologico circa la definizione di malattia mentale, disturbo. Ci limitiamo in questo caso a riportare i dati così come ci sono stati presentati, aderendo per comodità comunicativa al sistema nosografico e rimandando discorsi rispetto alla loro effettiva utilità clinica, sicuri dell’importanza della condivisione delle informazione per la facilitazione dei processi partecipativi.
Inoltre è doveroso sottolineare con forza l’importanza, forse misconosciuta, che dovrebbero avere all’interno di questo percorso le associazioni di pazienti e familiari, così come sottolineato dal Coordinamento delle Associazioni degli Utenti, dei Familiari e degli Operatori di Torino e cintura nel documento inviato agli organizzatori della giornata oltre che alla dirigenza torinese e piemontese. (Qui è possibile leggere il documento inviato).
Il programma triennale dell’IRES include diverse categorie di attività che rappresentano gli assi sui quali l’ente si impegna nel proprio lavoro di ricerca:
- generare conoscenza al fine di individuare problemi collettivi meritevoli d’attenzione
- fornire un contributo analitico nelle principali decisioni di spesa e di investimento
- analizzare le performance delle organizzazioni coinvolte nell’attuazione delle politiche
- valutare i risultati delle politiche adottate e testare l’efficacia delle soluzioni più innovative
- aiutare gli attori che operano sul territorio a migliorare le loro strategie di sviluppo locale
- alimentare il dibattito sulle politiche e rafforzare le capacità delle istituzioni di usare i risultati delle analisi
Il workshop organizzato nel mese di maggio ha costituito sia il punto di arrivo di una rilevazione portata avanti nei mesi precedenti promossa dall’Assessorato alla Sanità per la Regione Piemonte e da IRES e finalizzata a raccogliere le esperienze piemontesi o territoriali che costituiscono buone pratiche (significative e innovative) sulla salute mentale, attivate dal sistema pubblico, privato e privato sociale, sia il punto di partenza per la costruzione di un Piano di Azione Regionale per la Salute Mentale.
Le basi per un Piano d’azione piemontese per la salute mentale sono da una parte il Piano d’azione Europeo per la salute mentale 2013 (che potete trovare qui) che individua gli obiettivi e le strategie di salute mentale per gli stati membri nel periodo 2013-2020: servizi accessibili, sicuri ed efficaci, in grado di rispondere ad aspettative e bisogni mentali, fisici e sociali delle persone con problemi di salute mentale e delle loro famiglie; dall’altra il Piano di azione Nazionale per la salute mentale che individua 4 aree prioritarie sulle quali orientare progetti specifici: esordi, disturbi ad alta incidenza e prevalenza (depressione, disturbi d’ansia), disturbi gravi, persistenti e complessi e disturbi dell’ infanzia e adolescenza. L’ attività di sviluppo delle conoscenze e di ricerca promossa dall’Ires si propone di fornire materiali utili ai decisori regionali.
Il workshop, al quale hanno partecipato operatori dei servizi di salute mentale, operatori appartenenti al privato sociale e rappresentanti delle associazioni di utenti e familiari, è stato suddiviso in 3 momenti principali:
- presentazione di alcuni dati sulla salute mentale in Piemonte da parte del dott. Giuseppe Tibaldi, psichiatra della ASL Città di Torino (a nome del gruppo di lavoro che ha raccolto i dati attualmente disponibili)
- presentazione della metodologia di ricerca e degli esiti della rilevazione sulle buone pratiche
- gruppi di lavoro (attraverso la metodologia del World Cafè e dei Nominal groups) per discutere gli elementi di efficacia e trasferibilità delle buone pratiche presentate, mettendo in luce punti di forza e criticità.
- PRESENTAZIONE DEI DATI SULLA SALUTE MENTALE IN PIEMONTE
I dati presentati sono stati analizzati secondo il modello di Golberg & Huxley: questo modello configura la presenza di cinque livelli di attenzione nella valutazione o nella pianificazione delle politiche di salute mentale:
1. la prevalenza reale dei “disturbi mentali” nella popolazione generale e le determinanti di salute che la condizionano;
2. la prevalenza dei “disturbi” che arrivano ad essere segnalati ai medici di medicina generale;
3. la prevalenza dei “disturbi” che i medici di medicina generale riconoscono e trattano, a prescindere dalla decisione di inviarli o meno ad un servizio specialistico;
4. la prevalenza dei “disturbi mentali” che vengono inviati ai servizi di salute mentale o a specialisti che operano nel campo della salute mentale;
5. la prevalenza dei “disturbi” che vengono ricoverati in strutture ospedaliere.
Di seguito alcuni tra i dati che ci sono sembrati più interessanti e significativi:
- MORTALITA’ PER SUICIDIO
Il Piemonte risulta abbastanza in alto nella “classifica”; la Regione con maggiore tasso di mortalità per suicidio (sia di uomini che di donne) è la Valle d’Aosta, mentre quella con il tasso minore la Liguria (fonte Health For All dicembre 2016) .

In Piemonte si sono registrati dei picchi del tasso di mortalità per suicidio negli anni 1996-1997-1998. L’età in cui il tasso è maggiore è quella compresa tra i 55-60 anni e tra i 90-94, soprattutto negli uomini (Elaborazione dati ISTAT – PATED). I distretti più colpiti sono le zone “periferiche”, in particolare Ceva e ValPellice. Torino e Chieri invece tra i distretti meno colpiti (Elaborazione dati ISTAT – PATED).
- FARMACI
Le prime prescrizioni di antipsicotici in Piemonte iniziano nella fascia 15-24 per poi subire una crescente impennata soprattutto nella terza età. Questo può essere spiegato dal fatto che alcuni disturbi del comportamento associati alle demenze senili vengono trattati appunto con antipsicotici. Le prime prescrizioni di antidepressivi iniziano invece nella fascia 10-19 per poi impennarsi verso i 40 anni e continuare a crescere con l’aumentare dell’età.
Le donne risultano maggiori consumatrici di antidepressivi rispetto agli uomini (Elaborazione Servizio Sovrazonale di Epidemiologia). Un dato interessante è rappresentato dall’85% degli antidepressivi assunti in Piemonte che risulta prescritto dai medici di medicina generale e non da medici specialisti, cioè da psichiatri.
- RICOVERI
I ricoveri nei servizi di salute mentale in Piemonte sembrano aver subito un lieve calo dal 1999 al 2013. In alcune ASL del Piemonte (Asti, Torino 1 e 2 e Cuneo 1) tuttavia il numero di ricoveri supera la media nazionale. Sul totale dei ricoveri per disturbi psichici meno del 3% a Torino sono rappresentati da Trattamenti Sanitari Obbligatori. La percentuale aumenta notevolmente a Biella (4%) o Alessandria (6%).

La maggior parte dei ricoveri in SPDC riguarda diagnosi di schizofrenia, disturbi dell’umore (soprattutto mania e dist. Bipolari) e disturbi di personalità/comportamento; i ricoveri in SPDC diminuiscono invece notevolmente se si prendono in considerazione altre diagnosi (depressione, disturbi somatoformi ecc.) per le quali i ricoveri avvengono o in reparti ospedalieri diversi da quelli di psichiatria o nelle cliniche psichiatriche convenzionate (Elaborazione Servizio Sovrazonale di Epidemiologia con PATED).
- MORTALITA’ DEI PAZIENTI PSICHIATRICI
Un dato che ci ha particolarmente colpito è che il tasso di mortalità dei soggetti ricoverati in SPDC dopo un anno è 5 volte superiore all’attesa per TUTTE le cause, cioè sia per cause naturali (malattie cardiovascolari, respiratorie, metaboliche, ecc…) sia per cause non naturali (suicidio).
- ASSISTENZA PSICHIATRICA
Attualmente in Piemonte ci sono quasi 57mila pazienti afferenti al Dipartimento di Salute Mentale, con più di 700mila prestazioni ambulatoriali.
Del totale di questi pazienti, quasi 3mila sono in strutture psichiatriche residenziali, soprattutto Comunità Alloggio e Gruppi Appartamento (DGR 29 –dati settembre 2015 forniti dai DD.SS.MM). Le ASL TO1- TO2 e TO3 hanno le percentuali più alte di pazienti in strutture residenziali. Un altro dato interessante: il Piemonte si discosta molto, rispetto alla media nazionale, per ciò che riguarda la percentuale di pazienti dimessi dalle strutture psichiatriche (0,40% vs 2,94%).
La percentuale di posti letto in residenzialità delle ASL TO1,TO2,TO3,TO4 e BI supera la media regionale (6,6%, 6,4%, 6% vs 4,99%).
- PERSONALE NEI DIPARTIMENTI DI SALUTE MENTALE
La percentuale del personale dipendente nei servizi di salute mentale per il Piemonte è dello 0,69 su 1500 ab. (più basso della media italiana che è 1 su 1500). Un dato che ci ha interessati molto da vicino è la percentuale degli psicologi (dipendenti che lavorano nei servizi di salute mentale): questa si aggira attorno al 2,22% ed è più bassa rispetto a quella italiana (4,36%).

- SPESA PER LA SALUTE MENTALE
La spesa per la salute mentale in Piemonte in percentuale sul totale della spesa sanitaria è del 3,23%. Le province autonome di Trento e Bolzano risultano le città con le percentuali più alte, mentre la Basilicata quella con percentuale più bassa. Il Piemonte si colloca comunque in basso nella classifica, dopo regioni come la Sicilia e la Calabria (F.Starace, 2016 Elaborazione su dati del Ministero della Salute 2016 e Conferenza Stato-Regioni PPAA 2015). All’interno della Regione i dati di spesa sono un po’ più alti per le ASL TO1 TO2 e TO4, molto bassi invece per NO e BI (Febbraio 2017 – dati forniti dai DD.SS.MM).
Ricoveri, assistenza residenziale e farmaci costituiscono comunque dei costi enormi all’interno della spesa sanitaria.
- PRESENTAZIONE DELLA METODOLOGIA DI RICERCA E DEGLI ESITI DELLA RILEVAZIONE SULLE BUONE PRATICHE
Il processo di rilevazione delle buone pratiche presenti attualmente sul territorio regionale ma anche nazionale è durata diversi mesi. E’ stata inviata a un indirizzario di circa 150 enti che si occupano di Salute Mentale su tutto il territorio piemontese (tra cui Consorzi socio-assistenziali, Dipartimenti di Salute Mentale, Strutture residenziali, Cooperative e Associazioni) una scheda in formato Google form e successivamente in word. Nella scheda era richiesto di indicare fino a cinque esperienze significative e innovative in relazione all’inclusione sociale dei soggetti afferenti ai servizi di Salute Mentale. Le esperienze potevano essere piemontesi, di altre regioni o di altre nazioni, attivate dal sistema pubblico, privato e privato sociale. Inoltre, era necessario motivare la scelta e indicare riferimenti utili a individuare ogni iniziativa.
Questa la definizione di “buona pratica” a cui la ricerca ha fatto riferimento:
“Esperienze e attività più significative, o che hanno permesso di ottenere i migliori risultati in determinati contesti, e che creano le condizioni affinché operatori, decisori e portatori di interesse possano riflettere e confrontarsi sugli elementi che ne hanno favorito la buona riuscita”.
Sono state compilate in tutto 56 schede. La composizione dei compilatori è la seguente:
25 operatori ASL; 18 membri di associazioni, 11 membri di cooperative sociali, 3 operatori dei consorzi socio-assistenziali.
Le buone pratiche individuate sono frutto di una valutazione dei compilatori, poiché non era necessario riportare evidenze scientifiche o indicatori standardizzati di efficacia delle iniziative, ma era solo richiesto di metterne in luce il carattere di innovazione e i risultati.
Complessivamente sono state segnalate 107 buone pratiche, soprattutto nell’area SOCIALITA’ e LAVORO. Le buone pratiche sono distribuite nelle diverse province del Piemonte e alcune (10 in tutto) sono riferite ad altre Regioni.
Tra quelle segnalate nella regione Piemonte elenchiamo qui di seguito quelle più significative, che hanno poi costituito il materiale di confronto per i gruppi di lavoro:
Riduzione della contenzione negli SPDC, Servizio infermieristico di continuità assistenziale, Centro di Salute Mentale aperto, Gruppo Interdipartimentale transculturale, Dialogo Aperto, UFE (Utenti Familiari Esperti), Gruppo voci, Un percorso di riabilitazione sull’asse cura-casa-lavoro-socialità, Cascina Clarabella, Caffè Basaglia, ASD “Cuore Matto”, Budget Individuale di Salute, Percorsi di autonomia abitativa, Valutazione dei Gruppi Appartamento, IESA (inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti), NET2Zurigo- IPS (Individual Placement and Support), Servizio di sostegno alla genitorialità, Progetto Gruppo Giovani, Circolo Urbano Orfeo, Robe da Matti, Gruppo Mente Locale
- GRUPPI DI LAVORO (WORLD CAFÈ E NOMINAL GROUP)
La metodologia scelta per i lavori di gruppo è stata quella del World Cafè: è un metodo semplice ed efficace per far emergere conversazioni informali, vivaci e costruttive, in un’atmosfera rilassata e colloquiale, proprio come quella di un bar cafè. Questa tecnica promuove la partecipazione di tutte le persone coinvolte che sono invitate a confrontarsi su tutti i temi in questione, attraverso la rotazione da un tavolo di discussione all’altro segnalata dal suono di una campanella. In ogni tavolo è presente un oste che prende nota di parole e concetti chiave emersi nel gruppo di discussione e accoglie via via i gruppi successivi, sintetizzando quanto già emerso nelle conversazioni precedenti. Il mandato dei gruppi di lavoro era quello di discutere gli elementi di efficacia e trasferibilità delle buone pratiche presentate, mettendo in luce punti di forza e criticità.
Il World Cafè ha rappresentato, per noi dello Sportello, un’occasione preziosa di confronto e scambio con i rappresentanti degli altri enti e associazioni e allo stesso tempo un’opportunità gradita per far conoscere anche il nostro servizio, i principi etici e le modalità operative che sottostanno ad esso.
Al termine di questo lavoro di gruppo si sono costituiti dei Nominal Groups: questa metodologia strutturata ha la finalità di individuare delle priorità e raggiungere un consenso di gruppo. Ciascun partecipante è stato invitato, individualmente, a stilare un elenco di massimo 5 concetti chiave che riteneva dovessero assolutamente far parte del Piano di Azione per la Salute Mentale del Piemonte. Al termine ciascuna persona ha letto e spiegato al gruppo il proprio elenco e si è poi proceduto alle votazioni dei 3 concetti o punti chiave maggiormente condivisi o percepiti come necessari. La pecca, a nostro avviso, è stata quella di terminare il workshop alla fine dei Nominal Groups e di lasciarci quindi con la curiosità di sapere quali concetti o punti chiave sono emersi negli altri gruppi in cui noi non eravamo presenti.
Ad ogni modo l’esperienza è stata dinamica e costruttiva; non resta che augurarci che i decisori regionali che si occupano della stesura del Piano di Azione per la Salute Mentale del Piemonte prendano davvero in considerazione le idee e le riflessioni emerse durante questo lavoro!
Ringraziamo l’Associazione Eclectica per il materiale presentatoci e gentilmente offertoci, e in particolare Antonella Ermacora, Alice Scavarda, Franca Beccaria, Chiara Rivoiro, Gabriella Viberti.


La Rete Sostenibilità e Salute sta inviando alle forze politic







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